Tár segna il ritorno alla regia di Todd Field ma è soprattutto il ritorno a Venezia di Cate Blanchett, per la quale è stato scritto questo film. La protagonista è veramente superbe nella sua prova ed indirizza tutta l’opera.
Il film racconta la storia di Lydia Tár , direttrice d’orchestra affermatasi in un mondo, quello della musica sinfonica, dominato dalle figure maschili. Dura come le impone il ruolo, con idee spesso in contrasto con il politically correct imperante, anche se lei stessa convive con la sua prima violinista, si concede momenti di veri sentimenti solo con il suo vecchio maestro, oltre che con la figlia di questa.
Il centro dell’opera è il Potere, assoluto quello del direttore sull’orchestra, ed alcune battute del film rimandano ai dialoghi dell’Orchestra di Fellini in particolare quelle sulla democrazia che non c’è nell’orchestra sinfonica. Dominio assoluto che però serve per trasmettere la magia della musica che coinvolge l’animo umano.
L’argomento delle molestie, vere e presunte, che attualmente sembra essere ancora capace di orientare i giudizi sugli artisti diviene centrale nella vita di Tár e la indirizza sulla china della discesa, costringendola a ripensare tutta la sua vita. Ma la sua arte le darà la possibilità di riprendere il cammino facendosi forza dell’esperienze vissute.
Un altro tema che viene evidenziato è il rapporto tra la vita privata e la vita artistica citando il rapporto tra Mahler e la moglie, costretta ad abbandonare la propria carriera artistica per rimanere nell’ombra del marito.
Cate Blanchett, anche se forse è troppo presto per dirlo, è in corsa da favorita per il premio come miglior attrice protagonista.
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