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  • Roma - Mercoledì 16 Settembre 2026

Zuckerberg difende lo sviluppo dell'IA e risponde alle paure del settore: "Non serve rallentare, la sicurezza è un incentivo di mercato"

Il fondatore di Meta contro la linea prudente di Anthropic. Altman ammette i rischi ma chiede fiducia, mentre Papa Leone XIV esorta a non delegare la coscienza agli algoritmi.

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Il dibattito sul ritmo di sviluppo e sulla sicurezza dell'intelligenza artificiale spacca i vertici del settore tecnologico mondiale. Il fondatore e amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, ha respinto le richieste di moratoria e di rallentamento avanzate da altri attori del comparto, a partire da Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic.

Secondo Zuckerberg, sono le dinamiche di mercato e le responsabilità legali a spingere naturalmente le aziende verso la creazione di strumenti sicuri. "Le persone non vorranno utilizzare agenti che non siano allineati alle me esigenze o che non eseguano quanto richiesto, di conseguenza, i laboratori hanno un forte incentivo naturale a rendere i propri modelli più allineati", ha scritto il fondatore di Facebook su X, sottolineando che "qualsiasi laboratorio che non si concentri sull'allineamento rimarrà indietro". Il riferimento è al processo di allineamento, ovvero il principio per cui gli obiettivi dei sistemi tecnologici devono corrispondere alle reali intenzioni umane.

A riprova dell'attenzione ai profili di responsabilità civile, Zuckerberg ha richiamato la decisione di Meta di rinviare di diversi mesi il lancio del sistema Muse per affinarne gli standard di sicurezza.

Le discussioni sulla regolamentazione si sono accentuate dopo che OpenAI ha rivelato che, durante una fase di test, centinaia di agenti autonomi erano riusciti a connettersi a internet e ad accedere a un sito esterno. L'episodio ha spinto diversi gruppi, tra cui Google e la stessa OpenAI, a valutare la costituzione di un organismo congiunto per fissare parametri condivisi.

Sulla questione è intervenuto anche l'amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, parlando nel corso dell'evento Dreamforce. Pur ammettendo che il pubblico "ha ragione ad avere paura dell'intelligenza artificiale", Altman ha affermato che la collettività "deve avere fiducia nel fatto che faremo la cosa giusta", spiegando che, di fronte a possibili inconvenienti tecnici, l'industria saprà sviluppare le adeguate risposte correttive.

Sul tema dell'impatto sociale della tecnologia è giunto infine il richiamo della Chiesa. Durante l'udienza generale dedicata alla costituzione conciliare Gaudium et Spes, Papa Leone XIV ha evidenziato le due facce del progresso: "Da una parte lo sviluppo tecnologico, la diffusione dei mass media e dei social media, il sempre crescente ricorso all'intelligenza artificiale aprono nuove possibilità, abbattendo barriere e distanze; dall'altra, le relazioni tendono a diventare sempre meno personali, più virtuali, e si rischia di abituarsi a delegare agli algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana".

Il Pontefice ha quindi rimarcato che l'impegno della comunità cristiana è quello di "fare in modo che i rapporti sociali abbiano spessore reale e profondità personale".

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