
- Prima Notizia 24
- Roma - Lunedì 2 Novembre 2026, 12:35
Allarme del Wwf alla conferenza Cites: "L'aumento degli allevamenti commerciali minaccia la tigre"
Il report evidenzia la risalita della popolazione selvatica a circa 5.711 individui ma denuncia i rischi legati alla riproduzione in cattività e al traffico illecito. Coinvolta anche l'Italia come punto di transito.
La tigre non può ancora considerarsi al sicuro: nonostante i progressi nella tutela della specie, l'aumento delle strutture destinate al commercio e alla riproduzione in cattività rischia di compromettere i risultati ottenuti sul campo.
L'allarme è stato lanciato dal Wwf e da una coalizione di organizzazioni internazionali in occasione dell'apertura dell'81ª riunione del Comitato Permanente della Cites, in corso a Ginevra dal 2 al 6 novembre 2026.
I dati del Living Planet Report 2026 e le stime del Global Tiger Forum del luglio 2025 indicano che la popolazione globale di tigri allo stato selvatico è risalita a circa 5.711 individui, rispetto al minimo storico di 3.200 esemplari registrato nel 2010.
Tuttavia, la specie rimane inserita nella Lista Rossa Iucn tra quelle a rischio estinzione a causa del bracconaggio, della perdita dell'habitat e del traffico illecito alimentato dai mercati asiatici.
Nonostante le risoluzioni adottate in sede Cites per vietare la riproduzione a scopo commerciale, la rendicontazione da parte degli Stati rimane lacunosa. Soltanto 6 Paesi (Cina, Messico, Slovacchia, Thailandia, Stati Uniti e Vietnam) hanno inviato dati sul monitoraggio delle strutture, senza tuttavia specificare il numero esatto degli esemplari detenuti.
Paesi con un elevato numero di allevamenti come Sudafrica, Laos e Myanmar non hanno fornito documentazione.
Il Wwf evidenzia come i cosiddetti "Tiger Zoos" e le strutture commerciali non riducano la pressione della caccia di frodo, ma finiscano per legittimare la domanda e coprire i traffici della criminalità organizzata transnazionale.
I crimini contro la natura sono stati richiamati da Isabella Pratesi, direttore Programma di Conservazione del Wwf Italia: "La criminalità contro la natura non è un fenomeno marginale. Dal traffico internazionale di specie al bracconaggio, dall’avvelenamento della fauna al commercio online illegale, ogni crimine contro gli animali impoverisce gli ecosistemi e minaccia il nostro futuro. Con il WWF è possibile fermare questa rete e difendere la biodiversità".
Il fenomeno interessa anche il contesto nazionale, come precisato da Gianluca Catullo, responsabile specie e habitat di Wwf Italia: "Purtroppo anche l’Italia contribuisce ad alimentare il mercato illecito di tigri. I nostri porti aeroporti sono spesso luoghi di transito o destinazione di pelli e altri prodotti derivati da questi maestosi animali e nei nostri confini esistono strutture in cui le tigri vengono riprodotte e commercializzate per scopi non legati alla conservazione. Le operazioni delle forze di polizia e l’azione della Commissione scientifica CITES sono fondamentali per prevenire e reprimere il fenomeno ma servono investimenti pubblici e maggiore consapevolezza nelle persone".
Per contrastare il fenomeno, le Ong chiedono al Comitato Cites 5 misure vincolanti: report tempestivi e completi, registri pubblici sulle nascite e i trasferimenti in cattività, linee guida univoche per distinguere i programmi di conservazione dalle attività commerciali, finanziamenti per ispezioni indipendenti sul campo e la chiusura programmata degli allevamenti intensivi a scopo di lucro.
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