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Il lavoro di Bombardieri interroga il tempo come campo stratificato, attraversato da ritorni, sospensioni e deviazioni. La mostra è in programma fino al 31 gennaio.
Il lavoro di Bombardieri interroga il tempo come campo stratificato, attraversato da ritorni, sospensioni e deviazioni. La mostra è in programma fino al 31 gennaio.
“Non adesso” è il titolo della personale di Stefano Bombardieri, in corso presso Gare 82 in via Villa Glori 5, a Brescia, fino al 31 gennaio 2026. Dodici le opere inedite dell’artista.
Il titolo della mostra suggerisce uno slittamento rispetto alla linearità del tempo, indicando un punto di arresto che non coincide con una fine ma con un differimento.
Le opere si inseriscono in uno spazio temporale instabile, in cui il prima e il dopo perdono i loro confini lasciando emergere una dimensione fatta di attesa, tensione, possibilità non ancora risolte.
Bombardieri interroga il tempo nel suo lavoro come campo stratificato, attraversato da ritorni, sospensioni e deviazioni. Le sue opere non fissano un momento preciso, ma mettono in tensione diversi piani temporali: ciò che è stato, ciò che potrebbe accadere, ciò che resta in sospeso. Il tempo diventa materia viva, soggetta a compressioni e dilatazioni, capace di generare attrito e di sottrarsi a una lettura univoca. Ne emerge l’idea di un tempo che non si conta ma si attraversa, che non si frammenta ma si sente nella sua continuità. È in questa densità che lo sguardo rallenta ritrovando una dimensione più intima e ricettiva.
La sospensione temporale, in un contesto dominato dall’accelerazione, dall’efficienza e dalla sovrapproduzione di stimoli, assume un valore che è insieme poetico e critico. Non adesso si configura come un’occasione per sostare, per restare, per lasciarsi attraversare da ciò che, solitamente, passa inosservato.
Nell’esposizione i due vulcani diventano forme di tensione trattenuta, corpi potenti ridotti all'essenziale, quasi reliquie di un'energia primordiale che continua a pulsare sotto la pelle della materia. Il tempo sembra fermarsi: non l'evento, ma ciò che lo precede.
Non adesso è una soglia, un’interruzione, un invito a entrare in quel luogo sospeso in cui il tempo smette di essere solo una linea che procede e diventa esperienza, frizione, attesa. L’esigenza di interrogare la percezione temporale in un’epoca in cui tutto accade troppo in fretta e, allo stesso tempo, troppo tardi.
Esplorare il tempo come materia viva: rallentarla, stratificarla, spezzarla in frammenti che sfidano la logica cronologica. Non si racconta semplicemente un “quando”, ma un come si abita il passare. Il tempo della memoria, quello della previsione, l’istante che devia e quello che ritorna: ognuno di questi piani convive come un insieme di curve, accumuli, pause e accelerazioni.
“Non adesso” è il momento prima del gesto, il respiro trattenuto, l’urgenza che non trova sfogo. È l’esitazione che svela ciò che solitamente ignoriamo: che la nostra percezione del tempo non è neutra, ma emotiva, contraddittoria, profondamente umana.
Un invito a ripensare il nostro rapporto con l’attesa e con l’immediatezza. Qui il tempo non è più un nemico o un bene da consumare, ma una soglia senza risposta, aperta, inquieta e fertile. Un invito a sostare, a differire, a riconoscere che, a volte, la verità di un istante si trova proprio in ciò che rimandiamo.
Perché “non adesso” non significa “mai”: significa solo che, per capire davvero, occorre fermarsi. E ascoltare.
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