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  • Roma - Martedì 12 Maggio 2026

Medio Oriente, l’allarme di Banca del Fucino: l’inflazione globale torna a correre

Il conflitto tra USA e Iran e il blocco di Hormuz ridisegnano gli scenari per il 2026: rincari energetici pronti a trasmettersi all'inflazione core. Rischio crescita zero per l'Italia.

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Il conflitto in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran sta innescando uno shock economico globale paragonabile a quello del 2022.

Secondo l'ultimo report dell'Ufficio Studi della Banca del Fucino, diretto da Vladimiro Giacchè, il blocco dello stretto di Hormuz e il rallentamento dei commerci hanno spinto i prezzi delle materie prime a livelli critici.

Gli esperti individuano tre criticità: una pace stabile appare lontana, la capacità produttiva dei Paesi del Golfo è compromessa e l'inflazione rischia di non restare confinata all'energia, contagiando l'intera economia ("inflazione core").

I dati mostrano un'accelerazione generalizzata dei prezzi: negli Stati Uniti l'inflazione è balzata al 3,3%, mentre nell'Area Euro è passata dall'1,9% di febbraio al 3,0% di aprile. Se la Cina appare parzialmente protetta da un mix energetico meno dipendente dal petrolio, l'Europa — già priva delle forniture russe — risulta l'area più vulnerabile.

In questo contesto, la BCE potrebbe presto varare un aumento dei tassi di 25 punti base, consolidando uno scenario di costi del denaro "più alti più a lungo" rispetto alle previsioni di inizio anno.

Per l'Italia le prospettive sono preoccupanti: ad aprile l'inflazione ha raggiunto il 2,9%, trainata da un costo dell'energia in rialzo del 9,7%.

Un'ulteriore escalation del conflitto potrebbe portare il PIL italiano alla crescita zero nel 2026, complicando l'uscita dalla procedura per deficit eccessivo. Nonostante le tensioni, lo spread BTP-Bund — dopo un picco sopra quota 100 — si è stabilizzato sotto gli 80 punti base, segnale che la fiducia degli investitori nella tenuta del debito pubblico italiano non è ancora venuta meno.

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