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- Roma - Lunedì 14 Settembre 2026
Calzature, il Made in Italy tiene tra tensioni geopolitiche e calo dell'export: vola il saldo commerciale (+9,6%)
Il primo semestre chiude a -2,3% di fatturato ma il mercato UE cresce e tornano a salire i consumi interni. Ceolini: "Serve sostenere le imprese".
Lo scenario globale è ancora caratterizzato da forti elementi di instabilità; il settore calzaturiero italiano continua a dimostrare capacità di adattamento e presidio dei mercati internazionali.
Il primo semestre si chiude con un fatturato a -2,3% e un export in flessione nei primi cinque mesi del -2,4%, ma con un saldo commerciale in crescita del +9,6%.
"Il settore calzaturiero italiano continua ad affrontare una congiuntura economica complessa in continuità con il 2025, tiene comunque un certo posizionamento nella manifattura e continua a dimostrare capacità di adattamento e una forte vocazione internazionale – dichiara Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici - Le nostre imprese stanno reagendo con determinazione a una congiuntura caratterizzata da tensioni geopolitiche, rallentamento della domanda e aumento dei costi.
Il saldo commerciale del comparto è cresciuto da gennaio a maggio del 9,6%, raggiungendo 2,16 miliardi di euro: un risultato che testimonia la competitività delle nostre imprese e la capacità del Made in Italy di continuare a creare valore anche in una fase particolarmente difficile.
La tenuta del mercato UE e le prime indicazioni di recupero dei consumi interni confermano segnali di miglioramento del nostro comparto. Oggi più che mai è necessario sostenere le aziende con misure che rafforzino competitività, investimenti e occupazione, affinché il settore possa continuare a rappresentare un'eccellenza del sistema manifatturiero nazionale”.
Secondo le elaborazioni del Centro Studi Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni di calzature italiane si sono attestate a 4,77 miliardi di euro, in diminuzione del -2,4% in valore e del -5,8% in volume rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Ad incidere sulla performance estera sono soprattutto le aree maggiormente interessate dalle tensioni geopolitiche. L'export verso la Russia registra un calo del -24,6%, quello verso il Medio Oriente del -34%, mentre gli Stati Uniti arretrano del -5,2%.
Prosegue inoltre la fase di rallentamento del Far East (-1,6%), dopo il forte ridimensionamento nel 2025. In controtendenza l’Unione Europea, che evidenzia una crescita complessiva del +2% in valore, trainata dalla Francia (+4,3%), primo mercato di destinazione delle calzature italiane che copre oltre un quinto dell'export settoriale.
Dal mercato interno arrivano invece piccoli segnali incoraggianti. Dopo tre anni di progressiva erosione, gli acquisti di calzature da parte delle famiglie italiane mostrano una crescita di circa il +2% sia in volume sia in valore nel primo semestre 2026, interrompendo una lunga fase di contrazione dei consumi.
Sul mercato domestico i segnali più positivi arrivano dalle calzature donna che crescono del +4% sia in quantità che in spesa. In aumento anche le sportive e le sneakers (+1,5%) che rappresentano oltre il 42% della spesa complessiva.
Le difficoltà congiunturali si riflettono sulla produzione (-6,7% l’indice Istat) e sulla struttura della filiera. Nei primi sei mesi dell'anno il settore ha perso ulteriori 151 imprese attive (-4,7%) e 3.065 addetti (-4,5%) tra industria e artigianato, portando il numero dei calzaturifici italiani a 3.045 unità e gli occupati a 65.279.
Sempre sul fronte del lavoro, le ore di cassa integrazione autorizzate nella filiera pelle sono diminuite del 24,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, attestandosi a 12,9 milioni.
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