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- Roma - Lunedì 14 Settembre 2026
Nuova direttiva Ue sul tabacco, in Italia a rischio oltre 90mila posti di lavoro
Due report di EPIC e Università Cattolica lancia l'allarme sulla revisione TPD: "Stangata fino a 13,6 miliardi di PIL entro il 2030 per il sistema Paese".
Il dibattito sulla futura revisione della Tobacco Products Directive (TPD) si preannuncia come uno dei dossier europei a più alto impatto economico e sociale dei prossimi anni. La nuova regolamentazione dell’Unione Europea sul tabacco e sui prodotti a base di nicotina rischia infatti di riflettersi pesantemente su occupazione, investimenti industriali e contrasto al mercato illecito.
A fare il punto sulle implicazioni delle possibili nuove norme sono due distinti studi pubblicati oggi da EPIC e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, che chiedono alle istituzioni comunitarie un’attenta valutazione preventiva dei rischi.
Il primo rapporto, intitolato "The Hidden Cost of EU Regulation" e curato dall’European Policy Innovation Council (EPIC) di Bruxelles, analizza i costi di una stretta priva di distinguo tecnologici. Secondo EPIC, l’adozione di uno scenario normativo rigidamente restrittivo – anziché proporzionato al profilo di rischio dei singoli prodotti – potrebbe costare all’Unione Europea fino a 79,6 miliardi di euro di PIL all’anno, con una perdita potenziale di oltre 182.000 posti di lavoro e un calo di 17,6 miliardi di investimenti tra il 2026 e il 2030.
La criticità principale risiede nell'equiparazione tra sigarette tradizionali a combustione e prodotti alternativi non combustibili, un appiattimento che rischierebbe di indebolire il mercato tracciato a favore del circuito illegale.
Gli effetti specifici sul tessuto produttivo italiano sono stati approfonditi dallo studio "Tobacco’s Economic Footprint in Italy and the Cost of a Restrictive TPD Revision" dell’Università Cattolica. Nel 2023 la filiera nazionale del tabacco e della nicotina ha generato circa 29,6 miliardi di euro di PIL, sostenendo 186.200 occupati tra comparto agricolo, manifattura, logistica e rete di vendita. L'Italia si è inoltre consolidata come hub produttivo di riferimento per i prodotti innovativi, che oggi coprono il 45% dei ricavi del settore e che dal 2014 hanno attirato oltre un miliardo di euro in ricerca e impianti.
Secondo le proiezioni dell’Ateneo, entro il 2030 l'adozione di un approccio rigidamente punitivo rispetto a una regolamentazione proporzionata costerebbe all'Italia fino a 13,6 miliardi di euro di PIL, mettendo a repentaglio circa 90.900 posti di lavoro e 4,4 miliardi di investimenti futuri.
Entrambe le ricerche convergono sulla necessità di calibrare le future norme distinguendo nettamente le diverse categorie di prodotto, al fine di tutelare gli investimenti e contrastare il contrabbando.
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