
- Prima Notizia 24
- Roma - Lunedì 22 Giugno 2026
Caso Epo, Alex Schwazer: "Sono innocente, ma non mi difenderò più"
Supportato dal tecnico Sandro Donati e dal proprio legale, il marciatore chiederà la verifica del campione biologico solo a patto che venga esaminato anche un residuo di urina conservato: “Non ho più fiducia nel sistema”.
Il marciatore Alex Schwazer ha confermato l'esito del controllo antidoping da cui è risultato positivo all'eritropoietina (Epo), manifestando però l'immediata intenzione di non intraprendere alcuna azione giudiziaria per dimostrare l'estraneità ai fatti. Il marciatore ha espresso il proprio totale logoramento emotivo di fronte all'ennesimo ostacolo sportivo: “Sono innocente, non ho assunto Epo, ma non mi difenderò più perché non ne ho la forza”.
La notifica formale del riscontro analitico è giunta all'atleta nelle prime ore della giornata, riaprendo una ferita mai del tutto rimarginata con gli organi di controllo internazionali. Schwazer ha ripercorso quei momenti descrivendo il proprio distacco nei confronti dei meccanismi di vigilanza: “Ho ricevuto una contestazione di positività all’Epo. Non ho preso nulla, ma non ho più fiducia nel sistema”.
La decisione di abbandonare qualsiasi rivalsa nei tribunali specialistici viene motivata con la necessità di tutelare la propria quotidianità extra-sportiva e gli affetti più cari: “A 41 anni non ne ho più la forza. Non voglio rovinare la mia vita, il mio lavoro e la mia famiglia”.
L'unica parziale apertura sul fronte procedurale riguarderà l'esame del secondo campione, vincolato tuttavia a rigide prescrizioni di trasparenza avanzate dal suo entourage. L’atleta ha precisato che l’unica richiesta sarà la controanalisi del campione: “Chiederemo la controanalisi, ma solo se verrà analizzato anche un residuo di urina conservato. Se non viene accettato, rinuncio anche alla controanalisi”.
Una presa di posizione netta che testimonia il rifiuto di scendere nuovamente a patti con un ambiente percepito come ostile e logorante: “Non so perché ce l’hanno con me e non mi interessa più. Se mi metto a indagare mi sfinisco. Sono un innocente e non voglio più perdere energie in queste battaglie”.
La rottura con l'agonismo di vertice appare dunque definitiva e irrevocabile. Durante la conferenza, l’atleta ha ribadito più volte di non voler tornare a confrontarsi con il sistema antidoping: “Non voglio più mettere a rischio la mia vita. Non mi interessa più lo sport a questi livelli”.
Al suo fianco, l'avvocato difensore ha sollevato forti dubbi sulla regolarità dei test biologici eseguiti, invocando un'operazione di assoluta chiarezza: “Il risultato è inspiegabile, serve la terza controanalisi. Non ci fidiamo del sistema e chiediamo chiarezza”.
Sulla stessa linea d'onda si è collocato lo storico consulente Sandro Donati, presente a Bolzano, il quale ha confermato di aver sollecitato l'esame suppletivo sulle tracce organiche custodite per spazzare via ogni ombra. Un'ultima trincea scientifica che non cambierà l'epilogo della vicenda, come chiosato dallo stesso Schwazer nelle battute finali: “Non farò più nulla dal punto di vista legale. La mia vita viene prima di tutto”.
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