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  • Venezia - Sabato 5 Settembre 2026

Cgia, divario Nord-Sud sul lavoro: al Mezzogiorno si lavora un mese in meno. A Milano stipendi doppi rispetto al Meridione

Nel 2024 la media nazionale è di 246,5 giornate lavorate, ma pesa il gap territoriale: incidono precarietà, part-time involontario e sommerso. A Lecco il primato delle giornate retribuite, Vibo Valentia in coda.

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L'Italia del lavoro viaggia a due velocità, con i lavoratori del Mezzogiorno che cumulano in media quasi un mese di lavoro all'anno in meno rispetto ai colleghi del Settentrione.

A scattare la fotografia sui dati del 2024 è un'analisi della Cgia di Mestre, da cui emerge che a fronte di una media nazionale di 246,5 giornate lavorate all'anno, il Nord attesta il proprio dato a 255 giorni contro i 228 del Sud: una forbice di 27 giornate di differenza.

Ad aumentare il divario contribuiscono diversi fattori strutturali: un montante ore annuo condizionato dalla maggiore incidenza di precarietà, un elevato ricorso al part-time involontario e una consistente presenza di lavoro stagionale, a cui si aggiunge la mancata contabilizzazione delle ore legate all'economia sommersa e al lavoro nero, particolarmente diffuse nelle regioni meridionali.

A questo quadro si affianca la sproporzione retributiva e produttiva: la paga media giornaliera al Nord sfiora i 108 euro contro gli 80 euro del Sud (con un differenziale del 36% a favore del Settentrione), rispecchiando un divario di pari entità (+36%) anche sul fronte della produttività.

Nel dettaglio, la provincia di Lecco guida la classifica nazionale con 265,4 giorni medi annui, seguita da Biella (263,9), Vicenza (263,4), Monza-Brianza (263,3) e Lodi (262,8). Fondocorsa per Rimini (212), Nuoro (205) e Vibo Valentia (195).

Sul piano stipendiale, la media nazionale delle retribuzioni lorde annue si posiziona a quota 24.486 euro. Le regioni al vertice per produttività (Trentino-Alto Adige, Lombardia, Valle d'Aosta, Lazio ed Emilia-Romagna) coincidono in larga parte con quelle che registrano le buste paga più alte: prima è la Lombardia con 30.384 euro, seguita da Emilia-Romagna (26.377), Piemonte (26.249), Veneto (25.370) e Trentino-Alto Adige (25.244).

Tra le città, Milano vanta le retribuzioni medie più elevate d'Italia con 35.670 euro lordi all'anno, precedendo Monza-Brianza (29.576), Parma (28.747), Modena (28.731), Bologna (28.672), Lecco (27.788) e Reggio Emilia (27.772). Sul versante opposto si collocano Crotone (15.326 euro), Cosenza (15.263), Nuoro (15.231) e Vibo Valentia, maglia nera con 13.885 euro.

A Reggio Calabria le buste paga medie annue superano di poco i 17.000 euro, attestandosi a un valore inferiore alla metà di quello milanese.

Infine, sul fronte contrattuale, gli ultimi dati del Ministero del Lavoro evidenziano come la contrattazione di secondo livello riguardi in Italia appena 4,2 milioni di dipendenti del settore privato (il 26% del totale), dei quali 3,1 milioni coperti da contratti aziendali e 1,1 milioni da accordi territoriali.

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