
- Prima Notizia 24
- Vicenza - Sabato 5 Settembre 2026
Oreficeria, crollo della domanda globale nel primo semestre (-21%): pesa la corsa ai massimi del prezzo dell'oro
I dati Intesa Sanpaolo presentati a VicenzaOro: contrazione per USA, Medio Oriente e Asia. Per l'export italiano battuta d'arresto del 15%, ma al netto della Turchia i mercati tenoreggiano (+15%).
Continua a contrarsi la domanda globale di oreficeria. Dopo il calo del 18% registrato nel 2025, i primi sei mesi del 2026 evidenziano un'ulteriore flessione del 21%, con arretramenti particolarmente marcati nei bacini del Medio Oriente, degli Stati Uniti e dell'Asia.
I numeri — elaborati da Intesa Sanpaolo e presentati oggi alla Fiera di Vicenza durante l'evento internazionale Vicenzaoro September, nell'ambito di un convegno promosso con Confindustria Federorafi — accendono i riflettori sull'impatto dei costi della materia prima.
A condizionare la filiera sono i prezzi dell'oro, rimasti su livelli eccezionalmente elevati anche dopo i picchi storici toccati a inizio anno, spinti dalle persistenti tensioni geopolitiche e dalla corsa ai beni rifugio.
Nonostante le stime indichino una progressiva attenuazione delle quotazioni nei prossimi anni, i valori sono destinati a rimanere sensibilmente superiori rispetto alle medie del 2025, imponendo costi d'approvvigionamento gravosi per le aziende.
Il quadro macroeconomico si ripercuote anche sull'industria orafe italiana, che dopo anni di espansione mostra segnali di frenata. Il fatturato segna una contrazione del 2% nel primo semestre 2026 (dopo il -5% del 2025), pur conservando un margine ampiamente superiore ai livelli pre-pandemici del 2019 (+50%).
Più marcata la flessione dei volumi produttivi, che dopo il -13,8% dell'anno passato arretrano del 22% nei primi sei mesi del 2026, riallineandosi ai valori del 2019.
Sul fronte dei mercati esteri, nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni nazionali di gioielleria in oro toccano quota 4,4 miliardi di euro, registrando una flessione del 15% (che si attesta al -13,9% estendendo il calcolo alle produzioni in argento e metalli placcati). Un dato che va tuttavia letto alla luce delle anomalie statistiche: escludendo l'impatto straordinario del mercato turco — protagonista di un'impennata eccezionale nel 2024 — l'export italiano metterebbe a segno un progresso del 15%, confermando la tenuta del comparto su diverse piazze estere e il ritorno in territorio positivo degli Stati Uniti (+29%).
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