Sono i servizi in streaming, i veri vincitori della corsa ai Premi Oscar: a vincere la statuetta più ambita, quella per il "miglior film", è "I Segni del Cuore - Coda", presentato lo scorso anno al Sundance Film Festival e distribuito su Apple Tv. Il film ha sbaragliato la concorrenza di "Il Potere del Cane", prodotto da Netflix.
Il film, che racconta la storia di un gruppo di pescatori sordi del Massacchussets, uscirà in Italia dal 31 marzo, è il primo in concorso al Sundance a vincere il Premio per il "migliro film". Oltre a questo, "Coda" ha vinto anche la statuetta per il "migliore attore non protagonista", andato a Troy Kotsur, il primo attore sordo a vincere l'Oscar. Sul palco, l'attore è stato salutato da applausi nella lingua dei segni, e ha fatto emozionare il pubblico in sala evocando alcune scene del film e parlando di suo padre, "il miglior 'signer'" della famiglia, fin quando un incidente stradale gli ha tolto la possibilità di usare le mani.
Vince anche Jane Campion, che si aggiudica la statuetta come "migliore regista" proprio per "Il Potere del Cane", che ha ottenuto 12 nomination. La regista neozelandese, la terza donna a vincere la statuetta come "migliore regista", si è presa una rivincita su Steven Spielberg, questa volta candidato per "West Side Story", che nel 1993 vinse la statuetta con "Schindler's List", sconfiggendo la Campion, candidata per "Lezioni di Piano".
Altro Premio Oscar storico è quello per Ariana DeBose, che ha vinto la statuetta come "migliore attrice non protagonista" per il ruolo di Anita in "West Side Story": è la prima attrice apertamente omosessuale a vincere il premio, nonchè la seconda di origini latine dopo Rita Moreno, che vinse nel 1962 per lo stesso ruolo.
Altro film a tematica omosessuale premiato è "Gli Occhi di Tammy Faye": l'attrice Jessica Chastain si è aggiudicata la statuetta come "migliore attrice protagonista", con uno standing ovation da parte del Teatro, per il ruolo di una popolarissima telepredicatrice che negli anni Ottanta, sconvolti dalla diffusione dell'Aids, andando contro l'ortodossia della destra religiosa, sposò la causa degli omosessuali.
A rubare la scena, però, è Will Smith: l'attore e rapper statunitense ha picchiato il comico Chris Rock, per una battuta sulla testa rasata di sua moglie, Jada Pinkett Smith, che però è affetta da alopecia. Non si è trattato di un siparietto programmato: gli insulti sono intuibili dal labiale, nonostante la censura. Smith si è poi scusato in lacrime, ricevendo il Premio per il "miglior attore" per il film "King Richard", in cui interpreta il padre delle sorelle Venus e Serena Williams: "L'arte imita la vita: sembro il padre pazzo, come dicevano di Richard Williams, un feroce difensore della sua famiglia. L'amore ti fa fare pazzie", ha detto Smith, ricevendo il Premio.
Il Premio per la "migliore sceneggiatura originale" va a Kenneth Branagh per il film "Belfast", ispirato all'infanzia trascorsa dal regista in Irlanda del Nord, nel periodo dei "Troubles". Il film era considerato tra i favoriti per numerose statuette.
"Dune", invece, fa incetta di premi tecnici: su 10 nomination, il film si è aggiudicato sei Premi, tra cui quello per la "migliore colonna sonora originale", andato a Hans Zimmer.
I fratelli Billie e Finneas Eilish, invece, vincono il Premio per la "migliore canzone originale" con "No Time To Die". Per quanto riguarda i documentari, a vincere la statuetta è la "Summer of Soul" del Festival di Harlem del 1969, ritrovata da Questlove.
Delusione per l'Italia: "E' stata la mano di Dio", di Paolo Sorrentino, candidato al Premio per il "miglior film straniero", è stato sconfitto da "Drive My Car", firmato dal giapponese Ryusuke Hamaguchi. Neanche il disneyano "Luca", diretto dal genovese Enrico Casarosa, è riuscito a battere "Encanto", sempre della Disney, premiato come "miglior film d'animazione". Per quanto riguarda il Premio per i "migliori costumi", Massimo Cantini Parrini, candidato per "Cyrano", è stato sconfitto da Jenny Beavan, che ha vinto la statuetta per il film "Crudelia".
Un minuto di silenzio è stato osservato per ricordare le vittime del conflitto in Ucraina: non c'è stato, infatti, il collegamento con il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nonostante gli appelli lanciati da star come Sean Penn, che aveva minacciato di fondere i suoi due Premi, nel caso in cui il collegamento non fosse avvenuto.
A dominare il red carpet sono i giovani, Timothee Chalamet a Kirsten Stewart, mentre i grandi hanno omaggiato il cinquantesimo anniversario di "Il Padrino", con l'intervento, sul palco, di Francis Ford Coppola, Al Pacino e Robert De Niro.
A chiudere l'evento è un momento commovente: Liza Minnelli, fragile e sulla sedia a rotelle, ha annunciato insieme con Lady Gaga la decina di film in gara per l'ultimo Premio. Proprio 50 anni fa, la Minnelli, stava girando "Cabaret", che nel 1973 le fruttò l'Oscar.
Nell'"In Memoriam", inoltre, sono stati ricordati Lina Wertmuller, William Hurt e la direttrice della fotografia ucraina Halina Hutchins, morta per un colpo di pistola sparato erroneamente da Alec Balwdin sul set del film "Rust".
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