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“Devono smetterla di fabbricare e usare le armi. Vogliamo solo vivere come gli altri bambini del mondo”. È il grido che attraversa le pagine di “Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi”, il volume curato da Arnoldo Mosca Mondadori, Anna Pozzi e Cristina Castelli, in uscita per Piemme – Il Battello a Vapore.
“Devono smetterla di fabbricare e usare le armi. Vogliamo solo vivere come gli altri bambini del mondo”. È il grido che attraversa le pagine di “Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi”, il volume curato da Arnoldo Mosca Mondadori, Anna Pozzi e Cristina Castelli, in uscita per Piemme – Il Battello a Vapore.
Un libro che ha come protagonisti proprio i più piccoli: alcuni alunni delle scuole lombarde hanno letto ad alta voce brani scelti, facendo risuonare in aula le parole dei coetanei che vivono sotto le bombe. Accanto a loro, gli interventi del cardinale José Tolentino de Mendonça, del rettore Elena Beccalli, degli autori e di don Paolo Alliata hanno sottolineato come la voce dei bambini abbia una qualità “profetica”, capace di dire la verità sulla guerra senza retorica né giri di parole.
Il progetto nasce da un episodio che ha il sapore della conversione interiore: la storia dell’imprenditore Vito Alfieri Fontana, che produceva mine antiuomo e decide di chiudere l’azienda dopo la domanda del figlio, che gli chiede se sia “un assassino”. Da quell’interrogativo spiazzante, racconta Mosca Mondadori, prende forma l’idea di raccogliere gli scritti dei bambini, condivisa con Papa Francesco che incoraggia il percorso con un deciso “Avanti!”, spingendo a trasformare un’intuizione personale in un movimento più ampio.
Gli autori definiscono il libro “molto più di un libro”: un movimento di resistenza apolitico all’industria bellica e alle logiche di violenza, sopruso e violazione dei diritti umani, in particolare di quelli dei minori. I numeri ricordati nel contesto del progetto sono impietosi: oltre cinquanta i conflitti in atto, circa 500 milioni i bambini coinvolti direttamente in scenari di guerra, mentre la spesa militare mondiale ha raggiunto livelli record. L’obiettivo del volume è far sì che, davanti a queste cifre, nessuno possa più dire “non sapevo” o considerare la guerra una “nuova normalità”.
Le lettere raccolte sono appelli diretti ai fabbricanti di armi, scritti con parole semplici ma taglienti: c’è il bambino che supplica “per favore, fermate le armi”, la ragazza esausta che confessa di essere “stanca di questa vita” segnata dalla fame e dalla paura, il piccolo che chiede solo di poter tornare a scuola e giocare. Sono voci che non usano il linguaggio della diplomazia, ma quello dell’esperienza vissuta sulla pelle, e che ricordano agli adulti la responsabilità di scegliere tra la logica del profitto e quella della vita.
Al cuore del progetto c’è anche una forte dimensione educativa: il libro viene inviato ai consigli di amministrazione e ai dirigenti delle aziende belliche, perché si confrontino con lo sguardo dei bambini, ma è pensato anche per le scuole, con materiali, schede e approfondimenti dedicati a insegnanti ed educatori. È in preparazione un portale, www.letteredeibambiniaifabbricantidiarmi.it, destinato a raccogliere nuove testimonianze da ogni parte del mondo e a diventare uno spazio di riflessione, scambio e lavoro didattico sui temi della pace e del disarmo.
Un ruolo decisivo, spiegano gli autori, è affidato ai disegni: per Cristina Castelli, che alla Cattolica coordina un’unità di ricerca sulla resilienza, il disegno è uno strumento prezioso per aiutare i bambini a dare forma al trauma, a esprimere emozioni bloccate e a trasformare il dolore in narrazione condivisa. Linee, colori e figure diventano così un modo per “fabbricare vita”, come sottolinea Anna Pozzi, opponendosi alla logica di chi fabbrica armi e offrendo ai piccoli uno spazio protetto in cui riprendere voce.
Per l’Università Cattolica, impegnata nel “Piano Africa” e in percorsi formativi orientati al dialogo e alla riconciliazione, ospitare la presentazione di questo volume ha un significato simbolico preciso: ribadire che l’educazione è una delle leve più efficaci per cambiare paradigmi e menti, a partire proprio dall’ascolto dei più giovani. Come ha ricordato la rettrice Beccalli, un libro di questo tipo è un “seme di speranza” che agisce dal basso, chiamando ciascuno – genitori, insegnanti, amministratori, imprenditori – a scegliere se contribuire, ogni giorno, a costruire pace oppure ad alimentare, anche solo per indifferenza, la catena della violenza.
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