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  • Firenze - Lunedì 15 Giugno 2026

Confindustria: moda maschile Made in Italy chiude il 2025 in calo del 2,2%

I volumi d'affari del settore scendono a 11,2 miliardi di euro. In contrazione quasi tutti i segmenti merceologici, con la camiceria in forte affanno, mentre l'abbigliamento in pelle si conferma in controtendenza.

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Il comparto dell'abbigliamento maschile italiano archivia l'ultimo esercizio annuale registrando una battuta d'arresto: secondo i dati macroeconomici elaborati e diffusi da Confindustria Moda proprio alla vigilia dell'inaugurazione di Pitti Uomo 110, in programma alla Fortezza da Basso di Firenze, il fatturato complessivo della filiera si è attestato a circa 11,2 miliardi di euro, evidenziando una contrazione del -2,2% rispetto ai dodici mesi precedenti. 

L'analisi dettagliata delle singole specializzazioni merceologiche rivela un andamento asimmetrico. L'unico comparto capace di muoversi in controtendenza, mostrando segnali di forte reattività, è quello della confezione in pelle, che ha messo a segno un incremento del +4,9%. Al contrario, l'area della camiceria ha accusato il colpo più duro, facendo registrare una flessione del -4,5%, seguita nei territori negativi dalla maglieria esterna, in calo del -3%, e dal comparto degli accessori e delle cravatte, che flette del -2,8%.

Più resiliente, sebbene anch'esso in diminuzione, il segmento del vestiario esterno, che limita le perdite a una variazione percentuale del -1,6%. Le dinamiche degli scambi commerciali internazionali confermano un quadro di generale rallentamento. I flussi in uscita verso i mercati esteri hanno risentito della congiuntura sfavorevole, registrando una diminuzione del -1,7% e scendendo a un valore complessivo di 8,7 miliardi di euro.

Sul fronte opposto, le importazioni di prodotti finiti e semilavorati in Italia hanno invertito la rotta tornando in territorio positivo, con un incremento del +1,8% che porta il valore degli acquisti a quota 5,4 miliardi. Esaminando la mappa geografica dell'export, si evidenzia una netta spaccatura tra i mercati di sbocco: le vendite dirette verso i paesi dell'Unione Europea hanno tenuto bene, crescendo del +3% e arrivando a pesare per il 48,1% sulla bilancia commerciale complessiva.

Al contrario, i canali commerciali extra-europei hanno subito una forte frenata, accusando una contrazione del -5,7%, pur mantenendo una quota maggioritaria pari al 51,9% delle esportazioni totali del settore.

Per quanto riguarda la provenienza delle merci importate, si rafforza il ruolo strategico dei partner industriali esterni ai confini comunitari. I flussi provenienti dai mercati extra-Ue sono cresciuti del +6,9%, arrivando a coprire il 54% degli approvvigionamenti totali. Questo dinamismo ha di fatto eroso la quota di mercato precedentemente detenuta dai fornitori europei, le cui spedizioni verso la penisola sono diminuite del -3,2%, riducendo la propria incidenza al 46% complessivo.

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