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- Roma - Mercoledì 17 Giugno 2026
Chat sessista tra dipendenti Atm, spunta il primo indagato: sequestrati i cellulari e sospesi sei lavoratori
La Procura di Milano indaga su un dipendente Atm per accesso abusivo a sistemi informatici, sospendendo sei lavoratori coinvolti in una chat sessista.
L'indagine sulla presunta chat sessista che coinvolgerebbe alcuni dipendenti di Atm compie un importante passo avanti. La Procura di Milano ha infatti iscritto nel registro degli indagati un uomo di 58 anni, dipendente dell'azienda di trasporti milanese, mentre sono scattate perquisizioni e sequestri di telefoni cellulari nei confronti di altri lavoratori coinvolti nella vicenda. Parallelamente, Atm ha deciso di sospendere dal servizio e dalla retribuzione sei dipendenti. Il provvedimento resterà in vigore fino a quando non saranno chiariti tutti gli aspetti dell'inchiesta e non si escludono ulteriori conseguenze disciplinari.
La denuncia partita da una passeggera
L'intera vicenda è emersa dopo la segnalazione di una viaggiatrice che, lo scorso 13 giugno, avrebbe sorpreso un dipendente mentre, durante una pausa a bordo di un tram, commentava con alcuni colleghi la fotografia di una passeggera all'interno di una chat WhatsApp denominata "Ticinese Staff". Da quella denuncia, rilanciata sui social network e accompagnata da ulteriori segnalazioni giunte attraverso piattaforme di whistleblowing, è nato l'esposto presentato da Atm che ha portato all'apertura dell'inchiesta da parte della magistratura milanese.
L'accusa: accesso abusivo al sistema informatico
Il primo dipendente finito formalmente sotto indagine è accusato di accesso abusivo a un sistema informatico. Secondo gli investigatori, l'uomo avrebbe utilizzato in modo improprio le proprie autorizzazioni per accedere ai sistemi di videosorveglianza installati sui mezzi pubblici, con finalità estranee al servizio. Per la Procura il lavoratore si sarebbe introdotto nel sistema di videoregistrazione presente sulle vetture Atm allo scopo di ottenere immagini di passeggere, successivamente condivise e commentate all'interno della chat privata.
Il sospetto sulle immagini delle telecamere
Uno degli aspetti più delicati dell'indagine riguarda proprio la provenienza delle fotografie. Gli inquirenti ritengono infatti possibile che alcune immagini siano state prelevate direttamente dal sistema di videosorveglianza installato sui mezzi pubblici di ultima generazione. Si tratta di una piattaforma accessibile esclusivamente a personale autorizzato dell'azienda e destinata a finalità di sicurezza e controllo del servizio. L'ipotesi investigativa è che quel sistema sia stato utilizzato in maniera impropria per ottenere fotografie di donne inconsapevoli, poi condivise all'interno del gruppo WhatsApp insieme a commenti a sfondo sessuale.
Perquisizioni e telefoni sequestrati
Per verificare questa ricostruzione, la Procura ha disposto una serie di perquisizioni eseguite dalla polizia locale di Milano. Gli agenti hanno sequestrato i dispositivi elettronici dei lavoratori coinvolti con l'obiettivo di analizzare il contenuto dei telefoni, delle eventuali memorie esterne e degli archivi cloud. L'attenzione degli investigatori si concentra sia sulle conversazioni presenti nella chat "Ticinese Staff" sia su eventuali altre comunicazioni intercorse tra i partecipanti e terze persone. Gli accertamenti dovranno stabilire se siano presenti ulteriori immagini o video ottenuti in modo illecito dai sistemi aziendali.
Il timore di una diffusione più ampia
Tra gli elementi che gli investigatori intendono chiarire vi è anche la possibile diffusione delle immagini al di fuori della chat. L'ipotesi al vaglio è che il materiale eventualmente acquisito dai sistemi di videosorveglianza possa essere stato condiviso con altre persone o attraverso altri canali di comunicazione. Per questo motivo le verifiche non si limiteranno alla sola chat finita al centro dello scandalo, ma riguarderanno l'intero contenuto dei dispositivi sequestrati.
La linea dura di Atm
Nel frattempo Atm ha scelto di intervenire immediatamente sul piano interno. Sei dipendenti sono stati sospesi dal servizio e dalla retribuzione in via cautelare. Secondo quanto spiegato dall'azienda, la misura resterà in vigore fino alla conclusione degli accertamenti e alla piena ricostruzione dei fatti. L'obiettivo è fare chiarezza su una vicenda che ha suscitato forte indignazione, soprattutto per il possibile utilizzo improprio di strumenti aziendali destinati alla sicurezza dei passeggeri.
Le verifiche continuano
L'inchiesta è ancora nelle sue fasi iniziali e molti aspetti dovranno essere verificati attraverso l'analisi dei dispositivi sequestrati. Gli investigatori puntano ora a ricostruire l'origine delle immagini, il numero delle persone coinvolte, l'eventuale presenza di ulteriori materiale acquisito in modo illecito e la possibile diffusione dei contenuti oltre la chat privata. Le prossime settimane saranno decisive per capire l'effettiva portata della vicenda e le eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti.
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