Consiglio Europeo, Meloni: "Sono molto soddisfatta, questioni poste dall'Italia sono realtà"
"Non sono delusa dall'atteggiamento di Polonia e Ungheria".
(Prima Notizia 24)
Venerdì 30 Giugno 2023
Roma - 30 giu 2023 (Prima Notizia 24)
"Non sono delusa dall'atteggiamento di Polonia e Ungheria".
"Io sono molto soddisfatta dei risultati di questo Consiglio europeo. Le questioni centrali che l'Italia ha posto in questi mesi sono oggi una realtà. Parlo di migrazione e di concentrare l'attenzione europea sulla migrazione e sulla dimensione esterna, questione che era impensabile fino a qualche mese fa e che oggi è sostanzialmente condivisa da tutti.

Parlo anche del fatto che in tema economico noi ci eravamo presentati, quando si è discusso di come affrontare il tema della competitività europea, chiedendo pari condizione, anche per i Paesi che hanno minore spazio fiscale, vale a dire piena flessibilità nell'utilizzo dei Fondi esistenti. Oggi nelle proposte della Commissione questo elemento è molto presente.

Ricordo che per l'Italia vuol dire, tra Fondi di coesione e PNRR, circa 300 miliardi di euro che possono essere meglio spesi e che possono essere concentrati sulle priorità.

Sono molto contenta del consenso che siamo riusciti ad avere da parte di tutto il Consiglio su come stiamo affrontando il rapporto con la Tunisia e vorrei che notaste questo passaggio nelle Conclusioni del Consiglio nella parte sulle relazioni esterne: vale a dire partenariato strategico; vale a dire non affrontare semplicemente il tema migratorio ma affrontare un tema di un rapporto diverso tra l'Europa e i Paesi del Nord Africa. Nelle conclusioni c'è scritto che quello che noi stiamo facendo con la Tunisia può essere un modello, ed è esattamente dove vorremmo arrivare nel rapporto tra Unione europea e i Paesi del Nord Africa.

Quando la Commissione, nella revisione del bilancio pluriennale, propone l'utilizzo di fino a 15 miliardi di euro per la dimensione esterna, vuol dire che siamo riusciti a convincere su un approccio che era tutto italiano.

Io ricordo quando nei primi Consigli europei ai quali mi sono presentata si diceva che probabilmente sarebbe stato meglio non affrontare questo tema perché non ci sarebbe stato in nessun caso consenso, evidentemente un consenso si è riuscito a costruire. Così come altre cose, che per me sono importanti, sono oggi di grande condivisione: penso al sostegno del Consiglio europeo alla presenza dell'Unione Africana nel G20; penso alla materia che viene citata finalmente in un documento del Consiglio europeo della demografia. Voi sapete che la questione demografica, la questione della natalità è una questione sulla quale siamo molto concentrati e io spesso mi sono interrogata sul perché un'Unione europea che abbia un programma su molte cose, in realtà non affronti una delle più grandi questioni strutturali che la riguardano, che è proprio il tema della natalità, così come sull’intelligenza artificiale.

Voi ricorderete il G7 e il Consiglio d'Europa, io continuo a porre il tema di governare un processo che rischia di schiacciarci e anche questo oggi è nelle Conclusioni del Consiglio, per cui credo che il ruolo dell'Italia sia stato un ruolo da protagonista in questo Consiglio europeo. Credo che chiunque abbia seguito i lavori del Consiglio potrà confermarlo e quindi sono soddisfatta del lavoro che abbiamo fatto".

Così la premier, Giorgia Meloni, nel punto stampa al termine del Consiglio Europeo di Bruxelles.

A chi le chiede se sia delusa dell’atteggiamento di Polonia e Ungheria sulla questione dei migranti, Meloni risponde: "No, non sono delusa dall'atteggiamento di Polonia e Ungheria. Io non sono mai delusa da chi difende i propri interessi nazionali e la scelta di Polonia e Ungheria non riguarda quello che è la mia priorità in tema di immigrazione, cioè la dimensione esterna, ma riguarda la dimensione interna, cioè il Patto di migrazione e asilo.

Il punto è proprio questo. Io ho tentato di spiegare dall'inizio che finché noi cerchiamo delle soluzioni su come gestire il problema dei migranti quando arrivano sul territorio europeo, non troveremo mai l'unanimità perché la geografia è diversa, perché le necessità sono diverse, perché le situazioni sono diverse, perché la politica è diversa.

L'unico modo per affrontare la questione tutti insieme è lavorare sulla dimensione esterna, ed è su questo che noi siamo riusciti a imprimere una svolta totale in questo dibattito sul quale vi prego di interrogare chiunque conosca le dinamiche che sono qui. Per cui quello che è accaduto con Polonia e Ungheria già lo sapevamo, perché era già accaduto sul Patto di migrazione e asilo. E io comprendo la loro posizione, che in questo caso è diversa dalla nostra, perché tutti difendiamo i nostri interessi nazionali. ma anche proprio geograficamente abbiamo delle necessità diverse.

Il punto è che quello su cui stiamo lavorando noi, dalla Tunisia in poi, quindi la dimensione esterna, quello coinvolge tutti i Paesi del Consiglio. Su questo c'è un consenso unanime a 27. Quindi io credo che su questo bisogna continuare a lavorare, perché tutti capiscono che l'unico modo è cercare una soluzione che valga per tutti".

Ungheria e Polonia potrebbero bloccare i maggiori fondi chiesti dalla Commissione europea? "Non se sono risorse destinate alla dimensione esterna, proprio perché quello che le sto dicendo è che su questo c'è un consenso che riguarda tutti. Quindi è ovvio che se noi riteniamo di spendere queste risorse per capire come gestiamo più migranti che arrivano in Europa, non c'è il consenso neanche mio che bisogna arrivare in Polonia e in Ungheria.

Ma se invece utilizziamo queste risorse per aiutare l'Africa ad avere una alternativa rispetto al tema di una migrazione che delle volte, anzi che quasi sempre è una migrazione di necessità, cioè persone che ritengono di non aver scelta, se noi offriamo quella scelta, noi risolviamo diversi problemi. Che non è solamente il problema nostro di non continuare a gestire flussi migratori che non siamo più in grado di gestire, ma è anche il problema di un diverso approccio con un continente che io insisto nel dirlo e ho portato questa discussione che non si era fatta prima.

L'Africa non è un continente povero, l'Africa è un continente che ha molte risorse delle quali può vivere se noi gli diamo una mano in questa fase e anche su questo ho trovato molto interesse e molto consenso. Tra l'altro abbiamo degli interessi che possono essere convergenti, cito il tema energetico come spesso ho fatto. Loro sono potenzialmente dei grandissimi produttori di energia, soprattutto pulita. Noi abbiamo un problema di approvvigionamento energetico. L'Italia è interessata perché può essere la porta di questa energia. Investimenti, lavoro, formazione, migrazione legale quando serve, ma combattere i flussi illegali. Su questo noi abbiamo consenso unanime, quindi continuiamo a lavorare, perché poi su queste cose bisogna lavorare quotidianamente.

Ma continuiamo a lavorare perché si possa finalmente affrontare questo tema in maniera strutturale: non è lo spot di un minuto e non è il tema di risolvere il proprio problema scaricandolo sul proprio vicino, perché io non sono d'accordo neanche su questo. Per questo, per me la questione del patto di migrazione e asilo è secondaria in questo dibattito, perché tanto non troveremo mai una soluzione che va bene per tutti. Non è neanche la soluzione perfetta per noi: è migliore di quanto non fossero le regole precedentemente, ma non è quello che io ho chiesto.

Io non chiedo i ricollocamenti, non sono la mia priorità, io chiedo insieme di fermare l'immigrazione illegale a monte e di farlo con un partenariato strategico con i paesi africani, che è utile anche per l'Africa e che tra l'altro restituisce all'Europa la capacità di giocare un ruolo di politica estera, di attore globale, di protagonista, che forse è mancato in questi anni e che noi oggi paghiamo, perché l'assenza dell'Europa è stata coperta da altri e magari quegli altri non hanno gli stessi interessi solidali che noi manifestiamo".

Alla domanda su come portare anche chi ancora non è d'accordo, nei prossimi giorni, su una posizione comune e avere una posizione unica, la premier replica che "sicuramente questa è una cosa sulla quale noi abbiamo un ruolo. Nonostante capissi perfettamente le posizioni, come ho detto, della Polonia e dell'Ungheria, come lei sa, con loro, ho un ottimo rapporto, ho tentato, con il consenso di tutti gli altri 25 una mediazione fino all'ultimo; continuiamo a lavorarci. Io sarò a Varsavia mercoledì, per esempio, insomma è un lavoro che bisogna continuare a fare, ma ripeto, è molto difficile. Qual è la mediazione?

La questione che pongono polacchi e ungheresi non è peregrina, perché voi sapete che Polonia e Ungheria sono probabilmente le due nazioni che in Europa si stanno prendendo, che si stanno occupando più dei profughi ucraini. Lo fanno con risorse da parte della Commissione che sono insufficienti sicuramente, per cui quando noi otteniamo che nel caso in cui non si accettino i ricollocamenti si può fare perché rimane volontario, ma comunque bisogna contribuire a un fondo sulla dimensione esterna, qualcuno dice “signori, non possiamo pagare due volte”. Ed è un tema serio. Ed è una mediazione possibile. Ma credo che fosse più sul metodo della scelta, sul Patto di migrazione e asilo a maggioranza piuttosto che nel merito della questione, perché sul merito delle conclusioni poi del Consiglio che erano concentrate sulla dimensione esterna, ripeto, eravamo tutti d'accordo.

Ci si continua a lavorare, sicuramente su questo noi possiamo giocare un ruolo importante, ma ripeto, la mediazione più facile di tutte, quella con la quale noi siamo riusciti a mediare anche con Nazioni con le quali storicamente, sul tema della migrazione, stavamo agli antipodi, penso all'Olanda, è che c'è un modo solo per risolvere il problema per tutti, ed è affrontare i movimenti primari perché altrimenti diventa impossibile affrontare i secondari. E nessuno viene lasciato solo e tutti lavorano per un problema che risolve le difficoltà di tutti. Questo è quello che stiamo facendo e io sono fiera perché, obiettivamente, un approccio del genere non era mai esistito nell'Unione Europea".

I suoi colleghi le hanno chiesto di ratificare il Mes? "No, non me l'hanno chiesto".

Per quanto riguarda il Pnrr, "non si sta aggravando la situazione sulla terza rata, continuiamo a lavorare, così come avete visto anche dalla comunicazione che ha fatto questa mattina la Commissione. E quindi diciamo che gli spoiler che cercano di minare un lavoro molto paziente che stiamo facendo non stanno centrando il loro obiettivo. Ecco, nelle ricostruzioni un po' bizzarre che leggo sulla stampa di tanto in tanto su questa materia, stiamo lavorando, devo dire, bene sulla terza rata, sulla quarta rata, che è un lavoro chiaramente lungo. Però è all'inizio, insomma, è in corso e quindi non entro nel merito dei singoli dettagli perché rischio di fare molta confusione, ma guardi, io sono molto più ottimista di lei.

Per quello che riguarda il Mes, il tema non mi viene posto, per cui evidentemente è possibile che non ci sia la stessa attenzione che diamo noi nel dibattito italiano da parte dei colleghi".

Nel corso della riunione di questa mattina con altri leader, tra cui Emmanuel Macron e Olaf Scholz, riguardante il tema dell'allargamento, "ho detto che che secondo me la parola non è “allargamento”, la parola è “riunificazione”. Lei sa bene che io ho sempre detto che non considero l'Unione europea un club, non considero che siamo noi a decidere chi può far parte dell'Europa e chi non ne fa parte. È la storia che decide chi fa parte dell'Unione europea e chi non ne fa parte.

Ci sono oggi Nazioni europee che chiedono di essere parte dell'Unione europea e noi dobbiamo costruire presupposti per cui questo possa avvenire. Poi che questo richieda degli aggiustamenti nel nostro funzionamento di budget, di scelte e anche probabilmente di organizzazione, cioè di regole di funzionamento, sicuramente è il tema che stiamo discutendo, però credo che sarà molto più difficile risolvere il problema man mano che altre Nazioni si avvicinano e diventeremo sempre di più. Se noi pensiamo di poterci occupare delle questioni più “microbe” della vita quotidiana dei cittadini.

Io credo che nel momento in cui l'Europa si riunifica, il tema non sia cambiare le regole, ma sia piuttosto cambiare le priorità. L'Europa deve lavorare per affermare l'unico principio che sta nei Trattati, che non è mai stato realmente affermato, che è il principio della sussidiarietà. Che vuol dire? Vuol dire che si lavora per cerchi concentrici, non faccia Bruxelles quello di cui si può meglio occupare Roma, non faccia Roma da sola quello per cui serve Bruxelles. Allora sono le priorità che dobbiamo definire.

L'Unione europea, ve l'ho detto tante volte, nasceva a Comunità economica del carbone e dell'acciaio, cioè nasceva per mettere in correlazione la strategia sulle materie prime e sull'approvvigionamento energetico. Oggi quello su cui ci troviamo più esposti sono materie prime e approvvigionamento energetico, però sappiamo come cucinare gli insetti. Direi che bisogna tornare alle priorità che sono di un grande attore politico globale. E quelle priorità sono la politica estera, la difesa dei confini, il tema della difesa, il mercato unico, ma non le micro questioni delle quali spesso ci siamo occupati, perché sarà sempre più difficile farlo se si aggiungono anche altri.

Questa è la visione che io ho portato nella riunione questa mattina ma è un dibattito che sarà lunghissimo poi ovviamente, soprattutto quando si entra nei dettagli".

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