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  • Roma - Venerdì 3 Luglio 2026

Contratti e salari, i sindacati tornano uniti: "Aumentare gli stipendi e ogni anno recuperare l’inflazione in busta paga"

Cgil, Cisl e Uil uniscono le forze per negoziare un accordo su salari e contratti, puntando a contrastare l'inflazione e i contratti pirata.

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Le distanze politiche restano, ma sul terreno dei salari e dei contratti Cgil, Cisl e Uil ritrovano una linea comune. Le tre confederazioni chiedono a Confindustria e alle altre associazioni imprenditoriali di aprire immediatamente un negoziato per riscrivere le regole delle relazioni industriali. L’obiettivo è arrivare a un grande accordo che consenta di rafforzare le retribuzioni, recuperare in busta paga il potere d’acquisto perso a causa dell’inflazione e contrastare la proliferazione dei cosiddetti contratti pirata, che prevedono condizioni economiche peggiori rispetto a quelli sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative. È il messaggio emerso dalla seconda giornata del congresso della Uil a Padova, dove sono intervenuti anche la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, e il leader della Cgil, Maurizio Landini. Due presenze particolarmente attese dopo l’abbraccio tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri, che il giorno precedente aveva reso evidente il rapporto costruttivo instaurato tra il sindacato e la premier.

Cgil, Cisl e Uil mettono da parte le divisioni

Alla vigilia si attendeva soprattutto di capire quanto fossero ormai lontane le posizioni delle tre confederazioni nei confronti del governo. Negli ultimi anni Bombardieri aveva spesso condiviso la linea più conflittuale di Landini, mentre il congresso della Uil ha mostrato un rapporto diverso con l’esecutivo guidato da Meloni. Il leader della Cgil, invece, resta il più critico nei confronti del centrodestra e continua a essere considerato il principale riferimento dell’opposizione sociale al governo. Dal palco di Padova, però, né Fumarola né Landini hanno scelto di insistere sulle divergenze politiche. Al centro dei loro interventi è finito invece il documento unitario che Cgil, Cisl e Uil hanno definito dopo mesi di lavoro e approvato il 17 giugno. Il testo è già stato inviato a Confindustria, Confcommercio e alle altre principali organizzazioni imprenditoriali, con le quali nei mesi scorsi si erano già svolti diversi incontri per verificare la possibilità di avviare un confronto. Ora i tre sindacati chiedono che dalle interlocuzioni preliminari si passi a una vera trattativa.

La richiesta di un negoziato immediato

L’obiettivo è costruire un nuovo accordo quadro sul modello contrattuale e sulla rappresentanza, aggiornando il sistema delle relazioni industriali dopo il Patto per la Fabbrica del 2018. Cgil, Cisl e Uil vogliono partire subito e puntano a chiudere il confronto in tempi rapidi, possibilmente prima dell’autunno. "Noi siamo pronti. Da lunedì possiamo partire e continuare fino a quando non arriveremo all’intesa", ha detto Bombardieri durante un punto stampa insieme a Fumarola e Landini. L’idea è dunque quella di un negoziato serrato, senza lunghe interruzioni, per arrivare a un’intesa che ridisegni le regole della contrattazione e rafforzi il peso dei contratti firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative.

Il recupero dell’inflazione ogni anno in busta paga

Uno dei punti centrali della proposta riguarda il rapporto tra aumenti salariali e costo della vita. I sindacati chiedono che ogni anno, nel mese di giugno, venga verificata l’eventuale differenza tra gli incrementi delle retribuzioni stabiliti dai contratti e l’inflazione effettivamente registrata. Se gli aumenti ottenuti dai lavoratori non fossero sufficienti a compensare la crescita dei prezzi, si dovrebbe intervenire con un recupero in busta paga. Il meccanismo punta a evitare che i dipendenti debbano aspettare il rinnovo successivo del contratto per recuperare il potere d’acquisto perso. Negli ultimi anni, infatti, l’aumento dell’inflazione ha pesato fortemente sui salari reali, rendendo ancora più urgente, secondo le confederazioni, un sistema capace di adeguare più rapidamente le retribuzioni all’andamento del costo della vita.

La battaglia contro i contratti pirata

L’altro grande obiettivo riguarda i cosiddetti contratti pirata, accordi sottoscritti da organizzazioni poco rappresentative che spesso prevedono salari e condizioni peggiori rispetto ai principali contratti collettivi nazionali. Per contrastare il fenomeno, Cgil, Cisl e Uil propongono una definizione più precisa del Tec, il trattamento economico complessivo. Questo parametro dovrebbe diventare il riferimento minimo all’interno di ogni categoria: nessun contratto potrebbe quindi prevedere un trattamento economico inferiore a quello stabilito dagli accordi firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Un principio già recepito dal governo nel decreto legge del primo maggio, ma che i sindacati chiedono di rendere più solido. Fumarola ha messo in guardia in particolare dal rischio che, attraverso il concetto considerato troppo ambiguo di "equivalenza", i contratti pirata possano essere formalmente esclusi e poi tornare a trovare spazio attraverso interpretazioni meno rigorose.

Più rappresentanza nei luoghi di lavoro

Il documento unitario propone anche di estendere le elezioni delle rappresentanze sindacali in tutti i luoghi di lavoro. La questione della rappresentatività è infatti uno dei nodi centrali dell’intero progetto. I sindacati vogliono arrivare a regole certe per stabilire quali organizzazioni rappresentino realmente la maggioranza dei lavoratori e quali contratti debbano quindi diventare il riferimento per ogni settore. L’intesa dovrebbe poi essere recepita dal governo attraverso una legge di sostegno, in grado di attribuire validità generale ai contratti firmati dalle organizzazioni più rappresentative. Su questa possibilità la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo al congresso della Uil, ha lasciato aperta la porta a un possibile intervento dell’esecutivo.

Ora la palla passa a Confindustria

Il prossimo passo spetta alle associazioni imprenditoriali. Confindustria e le altre organizzazioni dovrebbero incontrarsi nei prossimi giorni per valutare la proposta dei sindacati e decidere come affrontare il negoziato. Uno dei problemi principali per il fronte delle imprese riguarda proprio la misurazione della rappresentatività. In diversi settori, infatti, le associazioni si sono a lungo contese gli iscritti, rendendo più difficile la definizione di criteri condivisi. Il nodo viene considerato delicato, ma non impossibile da superare. Un eventuale accordo rappresenterebbe un risultato importante anche per il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha impostato la propria linea sul dialogo con tutte e tre le principali confederazioni, superando le strategie che in passato avevano puntato sulle divisioni tra i sindacati.

Un’intesa da chiudere prima dell’autunno

Per Maurizio Landini, che il prossimo anno concluderà il proprio mandato alla guida della Cgil, un nuovo grande accordo sulle relazioni industriali rappresenterebbe uno dei risultati più importanti della fase finale della sua segreteria. Ma l’intesa avrebbe un peso significativo anche per Fumarola, Bombardieri e per la stessa Confindustria. Se le parti sociali riuscissero a trovare un accordo, l’ultimo passaggio toccherebbe infatti al governo, chiamato a sostenerlo con una legge. Anche per Meloni un’intesa capace di mettere insieme sindacati e imprese su salari, contratti e rappresentanza potrebbe trasformarsi in un risultato politico da rivendicare. Prima, però, serve l’apertura della trattativa. E su questo, almeno per una volta, Cgil, Cisl e Uil si presentano con una posizione comune.

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