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  • Milano - Martedì 23 Giugno 2026

Delitto di Senago, la Cassazione: "Impagnatiello voleva uccidere Giulia molti mesi prima"

Secondo i giudici romani, l'escalation nella somministrazione delle sostanze tossiche e la pianificazione cronologica delle ultime ore non sono state adeguatamente ponderate nel precedente grado di giudizio.

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I giudici della Corte di Cassazione hanno chiarito i motivi per cui la sentenza di secondo grado sul delitto di Senago deve essere parzialmente rivista.

Esaminando il materiale probatorio, i magistrati di legittimità hanno riscontrato elementi univoci atti a "dimostrare che l'idea" di Alessandro Impagnatiello di uccidere Giulia Tramontano incinta di 7 mesi "fosse già emersa molti mesi prima" del 27 maggio 2023.

Il fulcro del provvedimento della Suprema Corte risiede nella mancata considerazione, da parte dei giudici del gravame, di una condotta criminosa prolungata e in costante escalation.

Nello specifico, la Corte d'appello ha trascurato di valutare "l'incremento della somministrazione di veleno per topi" iniziata nel dicembre 2022 "proprio nell'ultimo mese e mezzo". Questa somministrazione sistematica della sostanza tossica rappresenta, secondo i giudici romani, l'evidenza di un disegno delittuoso preordinato e non di un impulso improvviso.

La pianificazione emerge chiaramente anche dall'analisi delle ore che hanno preceduto l'azione mortale all'interno delle mura domestiche. La Cassazione evidenzia come la sua "intenzione omicidiaria", pure il giorno del delitto, si può ricondurre "a qualche ora prima" rispetto al momento dell'aggressione sul rettilineo finale della giornata.

Queste motivazioni supportano la decisione del collegio di disporre un appello bis per rivalutare la premeditazione che era stata esclusa, restando ferma la condanna all'ergastolo.

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