
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 23 Giugno 2026
El Niño, Fao: "Rischi per l'agricoltura, mappate le zone con siccità oltre il 50%"
L'azione del fenomeno termico, combinata con la precarietà economica e i focolai bellici, rischia di dimezzare i raccolti in Africa, Asia e America Latina, colpendo in modo sproporzionato le nazioni in via di sviluppo e i mercati alimentari mondiali.
I sistemi produttivi primari di vaste aree del globo si trovano di fronte a una minaccia imminente legata al ritorno delle anomalie termiche oceaniche.
Gli analisti dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura hanno completato una ricognizione geografica dettagliata, individuando i territori in cui le attività di coltivazione e allevamento registrano un'altissima esposizione alla penuria idrica. Secondo i modelli previsionali elaborati dall'agenzia, nei prossimi mesi la probabilità supera il 50% a causa di El Niño all'interno di regioni chiave quali la fascia saheliana, le latitudini meridionali del continente africano, i territori centro-meridionali dell'Asia, il bacino caraibico e la frattura climatica nota come Corridoio Arido in America Centrale.
La mappatura delle criticità territoriali non si basa su semplici stime estranee al contesto storico, ma scaturisce dal monitoraggio comparativo di oltre quattro decenni di rilevazioni visive provenienti dalle reti orbitali, focalizzate sugli indici di sofferenza della vegetazione coltivata. Gli esperti ricordano come la precedente manifestazione acuta dell'anomalia, verificatasi circa dieci anni fa, avesse generato ripercussioni drammatiche per decine di milioni di individui, costringendo la comunità internazionale a stanziare ingenti risorse finanziarie per far fronte alle emergenze umanitarie in oltre venti nazioni.
Lo scenario attuale si preannuncia tuttavia ancora più complesso, poiché l'innalzamento medio delle temperature terrestri riduce i margini di resilienza dei suoli, aggravando la situazione di comunità già provate da dispute geopolitiche e carenze nutrizionali strutturali. La vulnerabilità risulta accentuata dal fatto che la quasi totalità delle perdite settoriali legate all'aridità colpirà le economie a reddito ridotto o intermedio.
Esaminando i singoli quadranti geografici, la situazione appare particolarmente critica nel Sahel, un'area geografica in cui l'instabilità sociale e i flussi migratori interni si sovrappongono a un progressivo deterioramento della disponibilità alimentare che si trascina da un lustro. Le proiezioni cartografiche evidenziano un corridoio di aridità che taglia longitudinalmente il continente africano, partendo dalle costes occidentali di Senegal e Mauritania, attraverso i territori di Costa d'Avorio, Ghana, Togo, Benin e Nigeria, fino a raggiungere gli avamposti orientali di Sudan ed Etiopia.
Spostandosi verso la porzione meridionale del continente, i dati indicano una persistenza ancora maggiore del rischio siccitoso, con indici superiori alla metà del valore statistico in ampie porzioni di Namibia e Botswana, con ramificazioni che investono Angola, Zambia, Zimbabwe, la Repubblica Sudafricana e i territori insulari del Madagascar e del Mozambico.
Spostando l'attenzione sul continente americano, la scarsità di precipitazioni rischia di tradursi direttamente in emergenza sociale, con una probabilità vicina ai tre quarti del totale di registrare piogge inferiori alle medie storiche in tutta la macroregione caraibica.
Infine, le ripercussioni del fenomeno meteo-climatico minacciano di destabilizzare i flussi commerciali globali a causa del coinvolgimento dei colossi produttivi asiatici. L'alterazione delle correnti d'aria potrebbe infatti compromettere l'intensità delle piogge monsoniche stagionali nella penisola indiana, deprimendo i raccolti di cereali fondamentali come il granturco e il riso proprio durante la fase più delicata del loro ciclo biologico nei campi.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24














