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- Roma - Mercoledì 20 Maggio 2026
Difesa: il Pentagono taglia le truppe in Europa
L'amministrazione Trump riduce da quattro a tre le brigate in Europa e rallenta lo schieramento in Polonia per spingere l'agenda "America First". Il segretario generale della Nato Mark Rutte frena il panico: "Ce lo aspettavamo". Intanto, secondo il Financial Times, Bruxelles pensa a un inviato speciale europeo per sbloccare lo stallo sull'Ucraina.
I timori di una drastica riconfigurazione della presenza militare statunitense sul suolo europeo si traducono in realtà strategica, spingendo l'Unione Europea a muoversi in autonomia sia sul fronte della difesa sia su quello della diplomazia parallela. Con un annuncio ufficiale destinato a modificare gli equilibri transatlantici, il Pentagono ha annunciato il taglio delle brigate di truppe Usa in Europa da quattro a tre. Ciò riporta i loro livelli in Europa ai valori registrati nel 2021.
La nota emessa dalla Difesa statunitense chiarisce che la decisione non è un provvedimento estemporaneo, ma l'esito di una profonda revisione dottrinale legata al nuovo corso della Casa Bianca.
La decisione, si legge nella nota, "è il risultato di un processo esaustivo e articolato su più livelli, incentrato sul posizionamento delle forze statunitensi in Europa. Ciò comporta un ritardo temporaneo nello schieramento delle forze americane in Polonia, Paese che rappresenta un alleato modello per gli Stati Uniti".
Per gestire le frizioni con Varsavia, il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, "ha avuto un colloquio, nella giornata odierna, con il vicepremier polacco Kosiniak-Kamysz; il Dipartimento rimarrà in stretto contatto con le controparti polacche man mano che l'analisi procederà, anche al fine di garantire che gli Stati Uniti mantengano una solida presenza militare in Polonia".
Il comunicato del Pentagono lancia poi un severo monito agli altri cancellieri europei affinché accelerino la spesa per il riarmo, citando proprio il governo polacco: Varsavia "ha dimostrato di possedere sia la capacità sia la determinazione necessarie per difendersi autonomamente. Gli altri alleati della Nato dovrebbero seguire lo stesso esempio. Il Dipartimento fornirà ulteriori informazioni al momento opportuno e nella sede appropriata". La redistribuzione geografica del contingente rimanente avverrà secondo logiche di stretta condizionalità.
Il Pentagono stabilirà la collocazione definitiva delle tre brigate e di altre forze statunitensi in Europa "sulla base di ulteriori analisi relative ai requisiti strategici e operativi degli Stati Uniti, nonché in funzione della capacità degli alleati stessi di contribuire con le proprie forze alla difesa dell'Europa".
I vertici militari Usa non nascondono la matrice politica del piano, volto a "promuovere l'agenda 'America First'" del presidente Donald Trump "in Europa e in altri teatri operativi, anche incentivando e mettendo in condizione i nostri alleati della Nato di assumersi la responsabilità primaria della difesa convenzionale dell'Europa".
Secondo quanto rivelato dall'agenzia Reuters, l'amministrazione Trump ufficializzerà venerdì una contrazione del proprio impegno nel 'Nato Force Model', riducendo i soldati a disposizione degli alleati in caso di attacco o gravi crisi.
Da Bruxelles, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha provato a smorzare l'allarme, confermando che l'Europa si era già mossa in anticipo per non farsi trovare impreparata: "Per quanto riguarda il contributo degli Usa al modello delle forze della Nato, si tratta di un dibattito che è ripreso un anno fa. È per questo che l'Europa sta investendo molto di più: per porre fine, in sostanza, all'eccessiva dipendenza da un unico alleato quando si tratta della difesa dell'intero territorio della Nato. Ma credo che sia esattamente come ci aspettavamo".
Questo parziale disimpegno militare americano sta provocando un'immediata reazione geopolitica all'interno dell'Unione Europea, decisa a trovare una propria via d'uscita al conflitto ucraino di fronte allo stallo delle trattative a guida statunitense. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, l'Ue valuta la possibilità di Angela Merkel o Mario Draghi come intermediari con il presidente russo Vladimir Putin. All'interno delle cancellerie comunitarie cresce il consenso affinché l'Europa nomini un proprio rappresentante di alto profilo istituzionale, nel tentativo di riaprire un canale diplomatico diretto con il Cremlino e far pesare l'autonomia strategica del Vecchio Continent.
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