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- Roma - Giovedì 22 Ottobre 2026, 17:35
Diritto alla riparazione: scattano le nuove tutele europee, tra obblighi per i produttori ed estensioni di garanzia
In vigore dal 22 ottobre 2026 il decreto legislativo di recepimento della direttiva UE. Dagli smartphone agli elettrodomestici, stop alla sostituzione sistematica: ricambi garantiti fino a 10 anni, stop ai blocchi software e un anno di garanzia extra per chi sceglie di riparare.
Una svolta strutturale sul piano dei consumi e della sostenibilità ambientale: entra ufficialmente in vigore, a partire da oggi, il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sul diritto alla riparazione, norma pensata per assicurare il ripristino dei dispositivi elettronici e degli elettrodomestici anche al di fuori della copertura della garanzia legale.
La disciplina impone una netta inversione di rotta ai fabbricanti, tenuti a garantire interventi a costi e tempi accessibili, a rendere reperibili i pezzi di ricambio per l'intero mercato e a condividere le specifiche tecniche con tecnici indipendenti e privati cittadini, arginando la prassi dell'obsolescenza e del rinnovo sistematico dei prodotti.
La portata iniziale del provvedimento riguarda un ampio paniere di beni di uso quotidiano: smartphone, tablet, telefoni cordless, lavatrici, lavasciuga, frigoriferi, lavastoviglie, asciugatrici e aspirapolveri.
L'elenco include inoltre display elettronici, saldatrici, server e sistemi di archiviazione dati, oltre ad apparecchi con batterie per la mobilità leggera e sistemi di riscaldamento domestico locale. Un perimetro destinato a estendersi progressivamente a nuove categorie commerciali a seguito dei successivi regolamenti comunitari.
Tra i paletti più rigidi imposti ai marchi figura l'obbligo di garantire assistenza fuori garanzia pubblicando i listini prezzi indicativi sul web. I produttori non potranno rifiutare una riparazione per ragioni economiche o perché l'apparecchio è stato manipolato in precedenza dal cliente o da personale esterno, fermo restando il divieto di implementare ostacoli hardware o software – come barriere informatiche o componenti inaccessible – pensati per impedire la diagnosi.
Sul fronte dei componenti, i riparatori indipendenti potranno liberamente impiegare pezzi originali, usati, compatibili o prodotti via stampa 3D, “purché rispettino le norme europee sulla sicurezza e sulla proprietà intellettuale”.
In termini economici la direttiva non fissa tetti massimi ai listini, ma precisa che il costo “non debba scoraggiare l'intervento”. Le operazioni dovranno svolgersi “entro un periodo di tempo ragionevole dal momento in cui il produttore prenderà fisicamente in carico il bene o ne otterrà l’accesso”.
Se le tempistiche dovessero prolungarsi, il fabbricante “potrà mettere a disposizione un bene sostitutivo, gratuitamente oppure a un costo ragionevole, per tutta la durata dell’intervento”.
I pezzi di ricambio e la relativa documentazione tecnica dovranno rimanere sul mercato tra i 7 e i 10 anni dall'uscita di produzione dell'ultima unità del modello, con l'obbligo di consentire lo smontaggio tramite attrezzi comunemente reperibili. Vengono inoltre introdotte novità rilevanti sulla garanzia legale di conformità per gli acquisti effettuati dal 31 luglio: se nei primi due anni di vita si verifica un guasto e l'utente sceglie di riparare il bene anziché sostituirlo, ottiene un'estensione automatica di un ulteriore anno di garanzia.
Per gli interventi fuori garanzia si potrà invece richiedere un preventivo vincolante per 30 giorni, mentre entro il 31 luglio 2027 la Commissione europea attiverà un portale unico online per localizzare riparatori qualificati, centri di ricondizionato e repair café.
Non mancano, tuttavia, le osservazioni critiche delle associazioni di settore. Se nei casi di beni ancora coperti da garanzia l'intervento resta gratuito, fuori garanzia la spesa rimane a carico dell'utente. Altroconsumo fa notare come il decreto italiano non includa al momento incentivi finanziari o voucher a sostegno delle famiglie, sollecitando il Governo “di estendere l'obbligo ad altre categorie di prodotti, introdurre incentivi finanziari diretti e prolungare a 2 anni la presunzione di difetto di conformità”.
Pur definendo il provvedimento “un passo avanti importante per ridurre gli sprechi, contenere i rifiuti e allungare la vita dei prodotti” e contribuire ad abbattere le 35 milioni di tonnellate di rifiuti prodotte ogni anno in Europa, l'associazione avverte che “perché queste nuove regole siano davvero efficaci, però, occorre accompagnarle con misure che rendano la riparazione una scelta concreta e conveniente per i consumatori”.
Gli obblighi saranno validi per tutti i marchi operanti nell'Unione: per le aziende estere privi di sede legale in Europa risponderanno direttamente i rappresentanti autorizzati, gli importatori o i distributori finali.
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