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- Roma - Giovedì 22 Ottobre 2026, 19:00
UniCamillus, il primo camice e la responsabilità di diventare medici
All’Auditorium della Conciliazione di Roma la cerimonia per gli studenti di Medicina. Un passaggio che richiama il valore dell’ascolto e della fiducia, mentre la tecnologia cambia il modo di curare.
di Redazione
Prima di una visita ci sono spesso una notte senza sonno, domande preparate e poi dimenticate, il timore di ricevere una notizia difficile. Il medico incontra il paziente in quel momento, quando alla richiesta di una diagnosi si accompagna il bisogno di sentirsi ascoltati. Per gli studenti di Medicina dell’UniCamillus, la consegna dei camici bianchi, prevista all’Auditorium della Conciliazione di Roma, richiama proprio questa responsabilità.
È una tappa del percorso universitario, con gli esami e i tirocini ancora da affrontare. Ma quel camice anticipa anche il rapporto che i futuri medici dovranno costruire con le persone affidate alle loro cure. Alla preparazione scientifica servirà affiancare la capacità di spiegare, osservare e riconoscere i propri limiti.
La fiducia comincia anche dalle parole. Da una domanda lasciata finire, da un termine clinico reso comprensibile, dal tempo necessario per capire se il paziente abbia davvero compreso ciò che gli è stato detto. Gesti quotidiani che acquistano un peso particolare quando la malattia rende più fragili.
Accade con un bambino che fatica a descrivere il dolore, con un anziano che non riesce a ricostruire i propri disturbi, con chi incontra difficoltà nel comunicare. In queste situazioni, ascoltare significa prestare attenzione anche ai comportamenti, alle espressioni e al racconto di chi assiste il paziente. Significa approfondire quando gli elementi disponibili non bastano e confrontarsi con altri professionisti quando occorre.
È una responsabilità che accompagna anche l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella sanità. Gli strumenti digitali aprono nuove possibilità, ma il loro impiego richiede valutazione critica e attenzione alle condizioni della singola persona. La rapidità con cui si ottiene un’informazione lascia intatta la necessità di comprenderla, verificarla e spiegarne il significato a chi attende una risposta.
Per i futuri medici, imparare a usare la tecnologia andrà quindi di pari passo con la formazione clinica e con la cura della relazione. Una diagnosi riguarda anche la vita che cambia dopo averla ricevuta: il lavoro, la famiglia, le autonomie, le aspettative.
Il camice richiama inoltre il dovere di esserci quando guarire non è possibile. Alleviare il dolore, illustrare le opzioni disponibili e accompagnare il paziente restano parte del lavoro di cura. È una lezione che attraversa la storia della medicina e trova un riferimento anche nella figura di Giuseppe Moscati, medico e uomo di fede, per il quale il sapere scientifico era una responsabilità verso gli altri.
La cerimonia dell’UniCamillus offre così l’occasione per guardare oltre l’emozione del primo camice. Davanti agli studenti c’è una professione fatta di studio continuo, decisioni difficili e lavoro di squadra. E ci saranno persone per le quali una visita, ordinaria nell’agenda di un reparto, rappresenterà un passaggio decisivo della propria vita. Imparare a riconoscerlo sarà parte del loro diventare medici.
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