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  • Roma - Giovedì 22 Ottobre 2026, 17:30

Fotografia, all'ICCD di Roma la mostra di Raffaela Mariniello: un viaggio visionario lungo il fiume Volturno

Fino al 12 febbraio 2027 in esposizione scatti di grande formato, light box e video che integrano la collezione permanente dell'Istituto.

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Un'indagine visiva e antropologica che risale le acque del maggiore fiume del Mezzogiorno per raccontare le profonde stratificazioni del paesaggio campano. Ha aperto al pubblico presso l’ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma la mostra “Raffaela Mariniello. Terra Fertile, Terra di Lavoro, Terra dei Fuochi”, curata da Francesca Fabiani e allestita negli spazi dell'ex Chiesa delle Zitelle a Trastevere fino al 12 febbraio 2027.

L'esposizione rappresenta il compimento di una prestigiosa committenza fotografica assegnata dall'Istituto all'artista napoletana, le cui opere entrano così a far parte di una delle più importanti raccolte fotografiche pubbliche nazionali.

L'iniziativa si inserisce in una consolidata missione istituzionale di documentazione del territorio. “Le campagne fotografiche non sono nuove per l’ICCD, anzi ne costituiscono una delle ossature già dalla fine dell’Ottocento”, ricorda il Direttore dell'Istituto, Carlo Birrozzi. “E se per molti decenni sono stati i fotografi interni del Gabinetto Fotografico Nazionale a spostarsi lungo la penisola per documentare il paesaggio, le collezioni museali o i grandi restauri, oggi questa missione è portata avanti dal settore di Fotografia Contemporanea che coinvolge fotografi di generazioni ed esperienze diverse in progetti incentrati sui temi del paesaggio, dell’architettura e del patrimonio artistico, arricchendo con coerenza le collezioni dell’Istituto”.

Il percorso espositivo si snoda attraverso stampe di grande formato, light box, installazioni video e carte da parati che ripercorrono l'asta del Volturno dalla sorgente molisana fino alla foce di Castel Volturno, attraversando la piana casertana e centri come Santa Maria Capua Vetere, Capua, Casal di Principe, Aversa, Caivano e Giugliano.

“Seguendo il corso del Volturno ho visto cambiare il paesaggio, le attività umane, le economie e persino l’immaginario legato ai luoghi”, racconta la fotografa Raffaela Mariniello, precisando le ragioni del titolo: “Oltre ad essere una delle aree agricole più fertili del Mediterraneo grazie alla presenza dell’acqua e alla natura vulcanica dei terreni, questa terra è storicamente caratterizzata da una notevole produttività, soprattutto intorno alla Reggia di Caserta con quelli che furono gli opifici borbonici e la seta di San Leucio. Ma per queste aree si parla anche di ‘Terra dei fuochi’ per indicare quell’ampia area tra Napoli e Caserta segnata dai roghi di rifiuti tossici e dalle conseguenti emergenze ambientali”.

L'obiettivo dell'autrice immortala un'umanità eterogenea fatta di contadini, operai, pescatori, suore e musicisti di strada, alternati a presenze animali e speculazioni edilizie. Un registro narrativo che la curatrice Francesca Fabiani definisce capace di restituire “fotografie che rilasciano un senso di magia, di irrealtà, a volte quasi di allucinazione”, spiegando come “le tappe di questo percorso non corrispondono tanto e solo ad aree geografiche specifiche, bensì alle diverse vocazioni di questo territorio in cui convivono fertilità, operosità e devastazione ambientale”.

Fabiani sottolinea inoltre come “con queste fotografie visionarie e sottilmente inquietanti, le collezioni dell’ICCD si arricchiscono di uno sguardo autoriale stra-ordinario e fortemente connotato che, nel corso della sua pluriennale ricerca, ha reso Raffaela Mariniello una tra le più riconosciute e riconoscibili fotografe della scena italiana”.

L'opera fotografica si pone in ideale continuità con il lungometraggio dell'artista ZioRiz (2022), anch'esso richiamato in mostra attraverso stills in formato wall paper. “È decisamente il film di una fotografa”, chiarisce al riguardo la Mariniello. “Mi sono sentita molto libera in questa operazione: ho messo in sequenza fotografie, puntando a creare una storia ma senza limitare la potenza dell’immagine. L’idea nasce da un desiderio di riscoprire l’entroterra della Campania. Il Volturno non rappresenta soltanto sé stesso ma anche e soprattutto la realtà circostante in una visione paesaggistica e antropologica che può rispecchiare l’intero Sud, addirittura ogni Sud del mondo. Il fiume diventa così un mezzo, una strada per raccontare la regione ma non solo”.

A corredo dell'evento espositivo, coordinato graficamente dallo studio CH RO MO, è stato pubblicato da Artem un volume concepito come un vero e proprio diario di viaggio in parole e immagini, corredato dai contributi critici di Carlo Birrozzi, Francesca Fabiani, Raffaela Mariniello, Antonio Pascale e Angela Tecce. La mostra consolida la rilevanza dell'autrice partenopea — già nota per i suoi storici cicli dedicati all'ex industriale di Bagnoli, ai cantieri del MAXXI di Roma e al sito di Paestum —, le cui opere figurano nelle collezioni di istituzioni quali il Museo MADRE e il Museo di Capodimonte a Napoli, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino, la Bibliothèque Nationale de France e la Maison Européenne de la Photographie a Parigi.

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