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  • Roma - Giovedì 22 Ottobre 2026, 19:00

Dalla Calabria agli Stati Uniti, Michelangelo La Luna porta l’italiano nel futuro

Il docente della University of Rhode Island racconta a Prima Notizia 24 una vita tra ricerca, scambi universitari e promozione culturale. Dalle radici arbëreshe agli studenti americani in Italia, fino al manoscritto dantesco studiato per quasi trent’anni.

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di Demetrio Crucitti

Ci sono studenti americani che, dopo un soggiorno in Calabria, hanno continuato a parlare italiano, sono tornati con le proprie famiglie e hanno costruito rapporti capaci di resistere alla distanza. Nella vita di Michelangelo La Luna, docente di Lingua e Letteratura italiana alla University of Rhode Island, queste storie occupano un posto accanto ai libri, alle pubblicazioni e agli incarichi accademici. Raccontano ciò che può accadere quando una lingua entra nella quotidianità e diventa una possibilità di incontro.

In occasione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, La Luna ripercorre in un’intervista a Prima Notizia 24 il cammino che lo ha portato da San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza, agli Stati Uniti.

Un percorso cominciato nel 1991 e proseguito senza interrompere il rapporto con la propria terra.

"La Calabria e le mie origini hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione", spiega. Cresciuto in uno dei centri più importanti della comunità arbëreshe, ha imparato presto a riconoscere il valore della convivenza fra lingue e tradizioni. "Crescere in un ambiente caratterizzato dalla presenza di lingue, culture e tradizioni differenti mi ha reso particolarmente sensibile ai problemi della trasmissione linguistica, della memoria e dell’identità culturale".

Dopo la laurea in Lettere classiche all’Università della Calabria, il dottorato in Albanologia e un post-dottorato in Discipline linguistiche, arriva il trasferimento oltreoceano. Prima Pittsburgh, poi Harvard, dove consegue un master e un Ph.D. in Romance Languages and Literatures. Dal 2003 insegna alla University of Rhode Island.

"Quello che inizialmente poteva sembrare un periodo di studio all’estero si è trasformato in un percorso umano e professionale molto più lungo", racconta.

Il legame con l’Italia ha preso anche la forma dei viaggi organizzati per gli studenti. Per circa vent’anni La Luna ha accompagnato giovani americani in Calabria, affiancando ai soggiorni di studio visite a Roma, Napoli, Pompei, in Sicilia, in Puglia e a Matera. L’obiettivo era far conoscere il Paese attraverso la lingua e la vita delle comunità, raggiungendo anche luoghi meno frequentati dai programmi universitari statunitensi.

Da quelle esperienze sono nati trasferimenti, matrimoni e amicizie. Tra queste, quella con Nick Diaco, che ha convinto i genitori a istituire una donazione in memoria del nonno, Raphael Teodoro, per sostenere l’Italian International Engineering Program. Il fondo permette di finanziare borse di studio per soggiorni in Italia e attività culturali. È uno degli aspetti più concreti del lavoro di La Luna: collegare l’italiano alla formazione professionale. Alla University of Rhode Island dirige programmi che intrecciano lo studio della lingua con ingegneria, economia e scienze farmaceutiche.

L’Italian International Engineering Program consente agli studenti di combinare ingegneria e italiano in un percorso di doppia laurea. È previsto un anno all’estero, con attività all’Università della Calabria o all’Università degli Studi di Napoli Parthenope, insieme a esperienze di tirocinio o ricerca. Gli accordi permettono, nella direzione opposta, di accogliere studenti italiani nel Rhode Island.

"Il mio ruolo non consiste soltanto nell’insegnare la lingua e la letteratura italiana negli Stati Uniti, ma anche nel favorire la mobilità degli studenti e la collaborazione fra istituzioni americane e italiane", osserva.

Per La Luna, promuovere l’italiano significa raccontare anche il Paese contemporaneo, la ricerca e le opportunità di lavoro. "Gli studenti sono spesso inizialmente attratti dall’arte, dalla musica, dal cinema, dalla cucina o dalla storia italiana. Il nostro compito è condurli verso una conoscenza più profonda della lingua, della letteratura e della società".

Un’attività che passa anche attraverso l’incontro con gli autori. Dal 2012 ha organizzato diversi tour americani di Dacia Maraini, oltre a un tour di Carmine Abate, del quale ha tradotto in inglese Il ballo tondo, pubblicato nel 2024 dalla Rutgers University Press con il titolo The Round Dance. Conferenze e presentazioni hanno consentito agli studenti di dialogare con gli scrittori incontrati durante i corsi.

A questa rete si aggiungono la collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Boston e la partecipazione all’Osservatorio della lingua italiana del New England, con attenzione all’insegnamento e alla trasmissione dell’italiano alle nuove generazioni.

C’è poi un’altra storia, cominciata alla fine degli anni Novanta fra le carte della Houghton Library di Harvard. È lì che La Luna incontra il manoscritto MS Ital. 54, un codice copiato nel 1457 che conserva Inferno e Paradiso, accompagnati da un ampio apparato di commenti. Da quella consultazione nasce una ricerca durata quasi trent’anni, confluita nel volume Falso Boccaccio. Chiose alla "Commedia" di Dante Alighieri contenute nel manoscritto MS Ital. 54, Houghton Library, Harvard University. Il nome “Falso Boccaccio” indica convenzionalmente un commentatore anonimo le cui chiose furono a lungo attribuite a Giovanni Boccaccio. L’identità dell’autore resta incerta.

Lo studio di La Luna approfondisce, fra l’altro, le corrispondenze con il commento di Benvenuto da Imola, mantenendo aperte diverse possibilità interpretative. "Per il momento parlerei di un’ipotesi di ricerca, non di una conclusione definitivamente dimostrata", precisa a proposito della possibile identificazione. "La filologia non deve forzare i dati: deve formulare ipotesi e sottoporle continuamente alla verifica dei testi".

Il prossimo obiettivo è un’edizione critica complessiva delle chiose, attraverso il confronto dei 21 testimoni manoscritti oggi conosciuti, come riferisce lo studioso.

Accanto al lavoro scientifico cresce intanto un progetto personale: un libro fra autobiografia e finzione narrativa sull’America conosciuta vivendo e insegnando lontano dai riflettori. Tra le pagine troverà spazio anche l’incontro con Umberto Eco negli anni di Harvard. La Luna spera di completarlo entro l’estate del 2027. Sarà un altro modo di raccontare la distanza fra le due sponde dell’Atlantico. La stessa che, nelle sue aule, si accorcia quando uno studente sceglie di imparare l’italiano e scopre che quella lingua può cambiare la direzione della propria vita.

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