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- Roma - Martedì 3 Novembre 2026, 20:25
Economia e imprese, l'export del Lazio sfiora il 6% del totale nazionale: spinta da medie imprese e polo farmaceutico
I dati delle analisi di Unindustria e Mediobanca presentati all'Osservatorio regionale: le province di Frosinone e Latina guidano la crescita. Il presidente Biazzo: “Investire in filiere e ricerca per attrarre nuovi capitali”.
Nel periodo compreso tra il 2007 e il 2021 l'incidenza delle esportazioni del Lazio sul totale nazionale è cresciuta di 2,5 punti percentuali, passando dal 3,5 per cento iniziale a ridosso del 6 per cento.
A trainare questa performance sono le 76 medie società di capitali manifatturiere del territorio (aziende tra 50 e 499 dipendenti con fatturato compreso tra 19 e 415 milioni di euro).
È il quadro delineato dai due studi realizzati da Unindustria e Mediobanca nell'ambito dell'Osservatorio dell'economia del Lazio.
Dopo la flessione registrata nel triennio post-pandemia — con una quota attestatasi al 4,5 per cento nel 2023 — il biennio 2024-2025 ha evidenziato un nuovo recupero delle esportazioni regionali al di sopra della soglia del 5,5 per cento. Come evidenziato dai tecnici di Unindustria, la crescita dell'export si è accompagnata a una forte polarizzazione del modello produttivo, guidato principalmente dal comparto farmaceutico.
Geograficamente, i flussi di vendita verso l'estero si concentrano per il 3 per cento dell'export nazionale complessivo nelle sole province di Frosinone e Latina, che mostrano la dinamica di sviluppo più sostenuta: Latina passa dallo 0,93 all'1,67 per cento e Frosinone dallo 0,72 all'1,56 per cento del totale italiano. Roma si conferma la prima provincia esportatrice in termini assoluti, salendo dall'1,82 al 2,06 per cento.
La spinta dell'apparato manifatturiero regionale è confermata dai dati Mediobanca: a fine 2024 le 76 medie imprese manifatturiere attive nel Lazio (il 2,1 per cento del totale nazionale) hanno generato quasi 3,2 miliardi di euro di fatturato, impiegato circa 8.900 addetti ed esportato merci per oltre 1,1 miliardi.
Tre settori di specializzazione superano le medie nazionali di crescita: chimico-farmaceutico (21,6 per cento dei ricavi delle medie imprese locali rispetto al 12,6 per cento nazionale), carta e stampa (13,2 contro 4,1 per cento) e metallurgia (8,9 contro 6,2 per cento). Nel lungo periodo, rispetto al 1996, il numero delle medie imprese nel Lazio è aumentato del 33 per cento, il fatturato del 119 per cento, le esportazioni del 266 per cento e l'occupazione del 36,8 per cento.
Parallelamente si è verificata una riqualificazione tecnologica: le attività ad alta e medio-alta tecnologia rappresentano il 44,6 per cento del fatturato regionale (rispetto al 30,7 per cento nazionale), contro il 28,3 per cento registrato nel 1996.
Sulle prospettive di sviluppo e attrazione degli investimenti è intervenuto il presidente di Unindustria, Giuseppe Biazzo: “Bisogna darsi obiettivi di medio e lungo termine, perché gli investimenti hanno bisogno di questi tempi, e poi bisogna fare sistema. Ci vorrebbe un Politecnico a Roma, ma era impossibile farlo perché le università pubbliche avrebbero dovuto rinunciare alla facoltà di ingegneria. Abbiamo però fatto il Rome Technopole a Pietralata, ci sarà una palazzina che sarà la sede fisica del Technopole, per portare la ricerca più vicina al mercato. Si fa una fondazione con tutte le università e noi metteremo in contatto i ricercatori con le aziende. C’è poi l’aspetto finanziario: oggi con 50 milioni di fatturato non si è ammessi ai bandi pubblici, ma a livello europeo questa non è una grande impresa, adesso dopo un grande lavoro è stato fatto un bando di filiera e bisogna ragionare su questo tipo di bandi”. Biazzo ha poi aggiunto: “Con queste caratteristiche, oggi, io nel Lazio investirei”.
Al dibattito hanno preso parte diversi esperti e accademici. Per Francesco Di Ciommo, prorettore della Luiss Guido Carli, “bisogna investire sul rapporto tra imprese e università”. Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi Confindustria, ha sottolineato l'esigenza di “fare tutti uno sforzo di analisi sulle filiere territoriali, ragionando su politiche industriali di filiera, anche con forme di agevolazione”.
Gian Paolo Manzella, vicepresidente Svimez, ha auspicato un ritorno alla “cultura d’impresa, inserendo un corso nelle scuole del Lazio” e la creazione di “un ufficio attrazione investimenti esteri in Regione Lazio”.
Infine, Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi, ha analizzato i fattori che frenano la crescita dimensionale: “Il motivo per cui non si fa lo scalino da piccola a media impresa non è il costo ma il rischio di fallire, perché se c’è un inciampo non si torna indietro ma si scompare, bisogna aiutare le imprese a fare lo scalino”.
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