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  • Roma - Lunedì 15 Giugno 2026

Emanuela Orlandi, Marco Accetti torna al centro delle indagini: nuove verifiche su una presunta rete di adescamento di minor

Quarant'anni dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi, Marco Accetti torna al centro delle indagini, rivelando nuovi scenari e interrogativi irrisolti.

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Quarant'anni dopo, il caso si riapre su nuovi scenari.

A oltre quattro decenni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, il nome di Marco Fassoni Accetti torna ancora una volta al centro delle indagini. Il fotografo romano, che negli anni è diventato uno dei personaggi più controversi legati al mistero della cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno 1983, è nuovamente sotto la lente della Procura di Roma. Le sue dichiarazioni, le autoaccuse e i racconti forniti in passato erano stati archiviati dagli inquirenti come ricostruzioni prive di fondamento. Oggi però il quadro investigativo appare differente. Gli accertamenti in corso non puntano soltanto a verificare la credibilità delle sue affermazioni, ma cercano di comprendere se Accetti possa aver avuto un ruolo all'interno di una presunta rete di adulti che, nella Roma degli anni Ottanta, avrebbe adescato adolescenti per metterli in contatto con altre persone.

Un'indagine che va oltre il caso Orlandi

L'attività investigativa coordinata dal pubblico ministero Stefano D'Arma si muove su più fronti e coinvolge vicende che, per anni, sono rimaste separate. Oltre alla scomparsa di Emanuela Orlandi, gli investigatori stanno approfondendo anche il caso di Mirella Gregori, la ragazza sparita il 7 maggio 1983, poche settimane prima della quindicenne vaticana. Due storie che da tempo vengono accostate e che ora vengono nuovamente esaminate alla luce di nuovi elementi. L'ipotesi è che alcuni episodi apparentemente scollegati possano invece essere parte di un contesto più ampio, ancora tutto da chiarire.

Il mistero della morte di José Garramon

Uno dei filoni che sta attirando maggiore attenzione riguarda la morte di José Garramon, tredicenne figlio di un funzionario uruguaiano delle Nazioni Unite. Il ragazzo scomparve il 20 dicembre 1983 dopo essere uscito di casa per andare dal barbiere. Un percorso breve che avrebbe dovuto richiedere pochi minuti. José però non tornò mai a casa. Il suo corpo venne ritrovato nella pineta di Castel Porziano, a circa venti chilometri dalla sua abitazione. A investirlo fu un Ford Transit guidato proprio da Marco Accetti, che per quell'episodio venne successivamente condannato in via definitiva per omicidio colposo. Per anni la vicenda è stata considerata un tragico incidente. Oggi, invece, gli investigatori stanno cercando di capire se dietro quella morte possano nascondersi elementi mai approfonditi fino in fondo.

Le domande ancora senza risposta

Gli interrogativi che circondano la morte del tredicenne sono numerosi. Come riuscì un ragazzo così giovane a raggiungere da solo, soprattutto nelle ore serali, una zona distante chilometri dalla propria abitazione? Chi lo accompagnò fino alla pineta di Castel Porziano? E per quale motivo si trovava lì? Sono domande rimaste senza una risposta definitiva e che ora vengono rivalutate nel contesto delle nuove indagini. Proprio per questo motivo i carabinieri del Nucleo investigativo stanno riesaminando testimonianze raccolte all'epoca e cercando nuovi elementi che possano contribuire a chiarire quanto accaduto.

Le testimonianze degli ex adolescenti degli anni Ottanta

Tra le attività investigative più recenti c'è anche l'ascolto di persone che all'epoca dei fatti erano adolescenti. Alcuni testimoni hanno raccontato di aver conosciuto Accetti attraverso la promessa di servizi fotografici. Gli inquirenti stanno cercando di capire se quei contatti potessero rappresentare qualcosa di più e se il fotografo accompagnasse i giovani in abitazioni private o li introducesse a persone sconosciute. L'obiettivo è verificare l'eventuale esistenza di un sistema organizzato di avvicinamento e reclutamento di minorenni.

Il nodo delle telefonate dell'"Amerikano"

Tra i numerosi misteri che continuano a circondare il caso Orlandi ci sono anche le celebri telefonate dell'Amerikano. Nell'estate del 1983 una voce con accento statunitense contattò più volte la famiglia Orlandi, alimentando uno dei filoni più enigmatici dell'intera vicenda. Gli investigatori stanno ora tornando a esaminare quelle chiamate, insieme ad alcune lettere anonime spedite da Boston nello stesso periodo, per verificare se dietro quei messaggi possa esserci stato proprio Marco Accetti. Si tratta di una delle verifiche più delicate dell'inchiesta, destinata a chiarire se il fotografo abbia avuto un ruolo diretto o indiretto nella costruzione di alcuni dei depistaggi che hanno accompagnato il caso per decenni.

L'ombra del delitto Katty Skerl

Un'altra vicenda che continua a intrecciarsi con il nome di Accetti è quella di Katty Skerl, la diciassettenne trovata strangolata in una vigna a Grottaferrata nel gennaio del 1984. Nel 2013 il fotografo sostenne che la bara della giovane fosse stata trafugata dal cimitero del Verano e collegò quell'episodio al caso Orlandi. Anni dopo emerse effettivamente che il feretro non si trovava più nel loculo indicato, circostanza che ha contribuito a mantenere viva l'attenzione su una storia mai completamente chiarita. Nelle scorse settimane è emerso inoltre che Accetti risulta indagato anche per calunnia nell'ambito di questo filone investigativo.

Le altre piste ancora aperte

La Procura di Roma continua comunque a muoversi su più direzioni. Tra le piste ancora oggetto di approfondimento figurano quella relativa allo zio di Emanuela Orlandi, Mario Meneguzzi, e la posizione di Laura Casagrande, amica della ragazza, indagata per false informazioni. Gli investigatori non sembrano intenzionati a concentrare tutte le attenzioni su un'unica persona, ma stanno cercando di ricostruire un quadro il più possibile completo di quanto accaduto nella Roma dei primi anni Ottanta.

Un personaggio che continua a dividere

Marco Accetti resta una delle figure più controverse dell'intera vicenda. Per alcuni è un mitomane che per anni avrebbe cercato visibilità inserendosi in uno dei casi più dolorosi e complessi della cronaca italiana. Per altri potrebbe essere una persona che conosce dettagli rimasti nascosti per decenni. Tra i suoi critici più severi c'è sempre stato Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che ha più volte accusato il fotografo di aver contribuito a confondere la ricerca della verità attraverso racconti e ricostruzioni contraddittorie. A distanza di 43 anni dalla scomparsa della giovane cittadina vaticana, gli inquirenti stanno cercando di capire se dietro confessioni mai confermate, dichiarazioni ambigue e presunti depistaggi possa nascondersi un tassello utile a fare luce su uno dei misteri più irrisolti della storia italiana recente.

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