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  • Varese - Martedì 16 Giugno 2026

Omicidio di Parabiago: disposto l'ergastolo per Adilma Pereira e due suoi complici

Condanne severe per la rete di fiancheggiatori coinvolti nel delitto del cinquantaduenne Fabio Ravasio, travolto in strada nell'estate del 2024. Smantellata la tesi iniziale del sinistro stradale fortuito.

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I giudici del tribunale di Busto Arsizio hanno messo un punto fermo con una sentenza di primo grado su una delle vicende di cronaca più complesse e drammatiche degli ultimi anni.

La Corte d'Assise, sotto la direzione del magistrato Giuseppe Fazio, ha pronunciato la sentenza di massimo rigore detentivo nei confronti della cinquantenne di origini brasiliane Adilma Pereira Carniero, ritenuta la mente dietro l'assassinio del cinquantaduenne Fabio Ravasio.

La vicenda risale alla serata del 9 agosto 2024 nel territorio di Parabiago, quando l'uomo venne travolto e ucciso in un episodio che, nelle primissime battute investigative, era stato catalogato come un drammatico impatto causato da un automobilista in fuga.

Il dispositivo di sentenza, formalizzato nella tarda serata di ieri al termine di un confronto tra i membri della giuria durato circa dodici ore, ha parzialmente ricalcato l'impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero Ciro Caramore, che nella sua requisitoria aveva invocato la massima pena per cinque delle persone a processo.

Oltre alla figura principale, la Corte ha comminato il carcere a vita anche a Fabio Lavezzo e Marcello Trifone. Per quanto concerne l'articolata rete di fiancheggiatori e complici, il collegio giudicante ha stabilito pene detentive pesanti, quantificabili in 24 anni per Massimo Ferretti, 23 anni per Igor Benedito, 22 anni per Mohamed Dahibi, 14 anni e 4 mesi per Mirko Piazza e infine 14 anni per Fabio Oliva.

La minuziosa ricostruzione operata dagli inquirenti ha permesso di attribuire a ciascun partecipante un compito ben delineato e funzionale alla riuscita del piano criminoso. Al volante della vettura utilizzata per l'impatto si trovava Benedito, supportato dalla presenza sul sedile passeggero di Trifone.

Sul fronte logistico, Ferretti si occupò della pianificazione strategica insieme alla donna, mentre Piazza curò le comunicazioni e il raccordo tra i vari soggetti. Lavezzo, legato sentimentalmente alla figlia della promotrice del delitto, svolse il ruolo di vedetta segnalando l'arrivo della vittima per consentire la perfetta sincronia dell'investimento, contemporaneamente all'azione di Dahibi, il quale simulò un malessere fisico sulla carreggiata con lo scopo di bloccare il flusso dei veicoli ed evitare testimoni.

La contestazione della condotta premeditata è stata riconosciuta dai giudici per la quasi totalità degli imputati, escludendo da tale aggravante il solo Oliva, intervenuto successivamente per rimettere in sesto la carrozzeria del mezzo adoperato.

Le strategie difensive si erano mosse su binari divergenti: i legali di Pereira, Dahibi e Lavezzo avevano insistito fino all'ultimo per il pieno proscioglimento da ogni accusa, mentre le rappresentanze legali degli altri imputati si erano affidate alla valutazione equitativa del collegio per il computo delle sanzioni.

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