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Il primo cittadino sospende l'attività della centrale elettrica per 30 giorni: manca il piano di riduzione delle emissioni nocive. Una decisione che potrebbe paralizzare l'intero ciclo produttivo e gli stabilimenti del Nord.
Il primo cittadino sospende l'attività della centrale elettrica per 30 giorni: manca il piano di riduzione delle emissioni nocive. Una decisione che potrebbe paralizzare l'intero ciclo produttivo e gli stabilimenti del Nord.
Il sindaco di Taranto, Pietro Bitetti, ha firmato un’ordinanza che impone la sospensione dell’esercizio della centrale termoelettrica dell’ex Ilva, gestita da Adi Energia srl.
Il provvedimento stabilisce un termine di 30 giorni per lo stop definitivo, a meno che la società non presenti un piano di riduzione delle emissioni che venga successivamente approvato dagli enti competenti.
La drastica decisione scaturisce dalle risultanze del rapporto di "Valutazione del danno sanitario" (Vds) 2024 redatto da Arpa Puglia, Aress e Asl, che evidenzia l'urgente necessità di ridurre il rischio non cancerogeno legato all'inalazione di sostanze pesanti come arsenico, nichel e cobalto.
Il Comune ha così deciso di agire in base al principio di precauzione, dopo che la Regione Puglia aveva già diffidato la società per la mancata trasmissione delle misure di contenimento richieste.
L'ordinanza ha però sollevato un immediato allarme tecnico sulle conseguenze operative per lo stabilimento. Fonti vicine al dossier spiegano che lo stop della centrale termoelettrica renderebbe tecnicamente impossibile il recupero e la gestione dei gas prodotti dal ciclo siderurgico.
Non potendo essere smaltiti né bruciati in torcia, questi gas bloccherebbero di fatto l'intero processo produttivo. La conseguenza diretta e inevitabile sarebbe la "fermata dell'area a caldo", ovvero il cuore pulsante del sito di Taranto.
Inoltre, venendo meno l'energia elettrica prodotta proprio a partire dai gas siderurgici, l'intero complesso resterebbe privo dell'alimentazione necessaria per gli impianti a valle. Lo scenario che si profila non riguarda solo la Puglia, ma l'intero assetto industriale del gruppo in Italia.
Data la stretta interconnessione della filiera, il blocco della produzione di acciaio a Taranto e dell'area a caldo provocherebbe un effetto domino capace di fermare non solo le lavorazioni locali, ma anche tutti gli altri stabilimenti dell'ex Ilva situati nel Nord Italia.
L'ordinanza è stata trasmessa formalmente al Ministero dell'Ambiente, alla Prefettura e alla Procura di Taranto, mentre si attende di capire se la società riuscirà a presentare in tempo il piano ambientale richiesto per evitare il collasso produttivo del polo siderurgico.
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