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- Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026
Ferrovie dello Stato, Donnarumma si dimette da amministratore delegato: ora parte la corsa al successore
Stefano Antonio Donnarumma lascia la guida di Ferrovie dello Stato dopo due anni. Le dimissioni arrivano al termine di un consiglio di amministrazione straordinario, sullo sfondo delle polemiche per ritardi e cantieri. Ora il gruppo guarda alla nuova governance e alla continuità del piano industriale da 177 miliardi di euro.
Si chiude dopo appena due anni l'esperienza di Stefano Antonio Donnarumma come amministratore delegato e direttore generale di Ferrovie dello Stato Italiane. Le dimissioni sono state formalizzate nel corso di un consiglio di amministrazione straordinario e arrivano dopo settimane caratterizzate dalle polemiche sui ritardi ferroviari, dai disagi causati dai numerosi cantieri estivi e dal confronto avuto nei giorni scorsi con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Con l'uscita del manager si apre ora una nuova fase per il gruppo, chiamato a garantire la continuità gestionale e a individuare rapidamente il nuovo vertice.
La nota di Fs: "Continuità della governance"
Dopo la decisione del manager, Ferrovie dello Stato ha diffuso una nota nella quale assicura la prosecuzione delle attività aziendali. Il consiglio di amministrazione, spiega il gruppo, "provvederà ad avviare le procedure previste per assicurare la piena continuità della governance e delle attività del gruppo, nel rispetto delle disposizioni statutarie e normative vigenti". L'obiettivo è evitare ripercussioni operative in una fase particolarmente delicata, caratterizzata dall'attuazione del Piano industriale e dagli interventi finanziati anche attraverso il Pnrr.
Possibili cambiamenti anche nel consiglio di amministrazione
Le dimissioni di Donnarumma potrebbero rappresentare soltanto il primo tassello di un più ampio riassetto ai vertici dell'azienda. Nelle stesse ore sono infatti circolate indiscrezioni su possibili dimissioni anche del presidente Tommaso Tanzilli e del consigliere Pietro Bracco. Il consiglio di amministrazione era già stato ridotto dopo l'uscita della consigliera Tiziana De Luca e della consigliera Caterina Belletti, passata alla guida di Fs International. L'eventuale uscita di altri componenti potrebbe rendere necessario un rinnovo complessivo della governance.
Chi potrebbe prendere il posto di Donnarumma
Con il passo indietro dell'amministratore delegato prende quota il dibattito sul suo successore. Tra i nomi considerati più accreditati figura quello di Gianpiero Strisciuglio, attuale amministratore delegato di Trenitalia, indicato da più parti come il principale candidato alla successione. La sua eventuale nomina, tuttavia, presenta alcuni elementi di complessità. Da un lato resta aperta la vicenda giudiziaria legata al tragico incidente ferroviario di Brandizzo, costato la vita a cinque operai nell'agosto 2023, quando Strisciuglio era alla guida di Rfi. Dall'altro, la Commissione europea ha acceso i riflettori sul passaggio dello stesso manager da Rfi a Trenitalia, valutandone gli aspetti sotto il profilo della governance. Secondo fonti vicine al dossier, comunque, la rosa dei candidati sarebbe più ampia e l'orientamento espresso dal ministro Salvini resta quello di individuare il nuovo amministratore delegato all'interno del gruppo Ferrovie.
Un possibile effetto domino nelle società del gruppo
L'eventuale promozione di Strisciuglio comporterebbe inevitabilmente un riassetto anche nelle principali società controllate. Sarebbe infatti necessario individuare un nuovo amministratore delegato per Trenitalia. Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza figurano Sabrina De Filippis, oggi alla guida di Fs Logistica, e Matteo Colamussi, attuale amministratore di Fs Sistemi Urbani. Qualunque scelta potrebbe dare origine a ulteriori cambiamenti organizzativi all'interno del gruppo.
La lettera ai dipendenti: "Abbiamo raggiunto gli obiettivi"
Prima di lasciare l'incarico, Donnarumma ha inviato una lettera ai dipendenti nella quale ha tracciato un bilancio dei due anni trascorsi alla guida dell'azienda. "Due anni fa arrivai in Fs con un mandato chiaro: accelerare gli investimenti per recuperare sugli obiettivi previsti dal Pnrr, allora irraggiungibili, rinnovare e sviluppare l'infrastruttura ferroviaria, rinnovare la flotta di treni e autobus, recuperare credibilità e remunerabilità del business e migliorare la puntualità." Il manager ha rivendicato il raggiungimento degli obiettivi assegnati e ha ringraziato i lavoratori per il contributo offerto durante il suo mandato. Anche il presidente Tommaso Tanzilli ha espresso il proprio apprezzamento, sottolineando "l'impegno, la professionalità e il contributo assicurati nel perseguimento degli obiettivi strategici dell'azienda e nello sviluppo dei principali programmi industriali".
I dossier ancora aperti
Il cambio al vertice lascia tuttavia alcuni progetti ancora incompiuti. Tra questi figura il piano di valorizzazione della rete ad Alta Velocità attraverso il modello della Regulated Asset Base (Rab), che avrebbe potuto favorire l'ingresso di investitori istituzionali nelle infrastrutture più redditizie del gruppo. Resta inoltre irrisolta la questione della possibile separazione tra Anas e Ferrovie dello Stato, ipotesi discussa più volte negli ultimi anni ma mai concretizzata.
Il piano industriale resta la priorità
In attesa dell'assemblea che dovrà nominare la nuova governance, Ferrovie dello Stato ha ribadito che il percorso strategico non subirà interruzioni. Il gruppo ha confermato l'impegno a proseguire l'attuazione del Piano industriale, puntando sulla continuità operativa, sull'efficienza gestionale e sulla realizzazione degli investimenti programmati. Il piano prevede investimenti complessivi pari a 177 miliardi di euro entro il 2034 e fissa obiettivi ambiziosi anche sotto il profilo economico: entro il 2029 Ferrovie dello Stato punta infatti a raggiungere 20 miliardi di euro di ricavi e un Ebitda di 3,5 miliardi, confermando il ruolo centrale del gruppo nello sviluppo della mobilità e delle infrastrutture italiane.
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