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  • Roma - Martedì 23 Giugno 2026

Fine vita: il dibattito torna alla Consulta, udienza pubblica per sentire pro e contro

Dibattito tra i legali dell'Associazione Luca Coscioni, che sostengono l'estensione dei diritti, e l'Avvocatura dello Stato affiancata dai difensori di otto pazienti contrari a qualsiasi allargamento della legge.

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di Nazario Ricciardi

La delicata materia della gestione del fine vita dei confini della libertà di scelta terapeutica viene nuovamente sottoposta al vaglio della massima magistratura di garanzia del Paese.

La Consulta ha ospitato una nuova discussione incentrata specificamente sulla legittimità e sulla definizione formale delle terapie di mantenimento delle funzioni biologiche.

Per l'occasione, il palazzo istituzionale ha visto la partecipazione a distanza di diversi cittadini affetti da patologie severe, i quali hanno potuto monitorare l'evoluzione del confronto legale per il tramite di supporti audiovisivi predisposti all'interno delle sale della struttura giudiziaria.

La contesa ha visto contrapporsi due visioni profondamente distanti sia sul piano etico che su quello giuridico. Da un lato, i rappresentanti legali dell'Associazione Luca Coscioni hanno sostenuto in aula le ragioni di tre malati che chiedono formalmente un alleggerimento dei vincoli normativi attuali, puntando ad ampliare la disciplina che regola la morte volontaria assistita. Sul fronte opposto si sono schierati i funzionari dell'Avvocatura dello Stato, affiancati da due legali privati che rappresentano un gruppo di otto pazienti affetti da patologie irreversibili, radicalmente contrari a qualunque estensione dei requisiti d'accesso.

Il nucleo delle preoccupazioni espresse da chi difende il mantenimento delle restrizioni attuali risiede nel timore di un indebolimento della tutela dovuta ai soggetti più vulnerabili. Secondo i portavoce di questa linea difensiva, una disponibilità troppo accessibile di determinate opzioni rischia di esercitare una pressione psicologica implicita sulle persone in condizioni di sofferenza cronica.

Il concetto è stato espresso chiaramente dall'avvocato Mario Esposito a margine dell'udienza pubblica, sintetizzando il pensiero degli otto assistiti contrari all'allargamento: "Non vogliamo avere una pistola sul tavolino, che potremmo usare quando saremo in difficoltà". In aggiunta a questa forte sollecitazione, il medesimo legale ha argomentato che la regolamentazione permissiva in materia di eutanasia o di accompagnamento alla morte potrebbe generare derive pericolose, modificando la percezione collettiva del valore della vita umana nelle fasi di massima fragilità. A sostegno di questa tesi, l'avvocato Mario Esposito ha poi aggiunto: "l'aiuto al suicidio assistito può nascondere un modo alternativo di liberarsi di persone che sono ritenute inutili dalla società, lo dimostrano i dati dei Paesi che lo ammettono".

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