Generali, fonti: Delfin punta ad essere azionista di lungo periodo
Il gruppo triestino parte guadagnando il 4,32% in Borsa.
(Prima Notizia 24)
Lunedì 03 Luglio 2023
Roma - 03 lug 2023 (Prima Notizia 24)
Il gruppo triestino parte guadagnando il 4,32% in Borsa.
Chiedendo all'Ivass di aumentare la quota di partecipazione in Generali dal 10% al 20%, la Delfin ha precisato di avere intenzione di diventare socio di lungo periodo del gruppo.

E' quanto fanno sapere fonti finanziarie, per le quali, dopo la richiesta, partita per ragioni tecniche, visto il superamento della soglia dopo aver riacquistato azioni proprie del gruppo triestino, sono partiti scambi con l'Ivass, anche cartolari.

Stando a quanto anticipa La Repubblica, l'Ivass ha dato il suo ok all'aumento di capitale, e questo ha determinato una partenza sprint in Borsa per Generali, che segna il +4,32%.

Il quotidiano, nell'articolo in prima pagina "Assalto a Generali", dice che si riapre la partita per il controllo del gruppo friulano. L'holding della famiglia Del Vecchio aveva presentato la richiesta il 17 aprile, perché, visto che aveva il 9,8% del capitale, aveva "involontariamente" oltrepassato il limite del 10% per via dell'acquisto di azioni proprie della società triestina.

Secondo quanto precisa La Repubblica, il superamento è stato di natura tecnica, ma ha spinto il manager di Dolfin, Francesco Milleri, a chiedere all'Ivass di rimanere sopra la soglia del 10%,"ed eventualmente salire oltre". Il manager aveva la possiblità di vendere un pacchetto di azioni e rientrare al di sotto della soglia del 10%, ma ha scelto di osare e ha ottenuto il sì dell'Istituto di Vigilanza.

"Ivass autorizza Delfin a detenere una partecipazione qualificata superiore al 10% del capitale sociale di Generali", scrive l'Ivass nell'ordinanza numero 54, ripresa da Repubblica, ma non ancora comparsa sul sito.

Stando al quotidiano, ciò vuol dire che, poco più di un anno dopo le tensioni nell'Assemblea 2022 del gruppo, la partita può essere riaperta. Durante quell'Assemblea, un gruppo di azionisti, formato da Leonardo Del Vecchio, Francesco Gaetano Caltagirone, la famiglia Benetton, la Fondazione Crt e alcuni piccoli imprenditori, aveva lanciato la sfida alla compagine appoggiata dal Consiglio di Amministrazione e da Mediobanca (primo socio di Generali con il 13% delle quote). Quest'ultima lista vinse, ottenendo più del 40% del capitale, con l'aiuto degli investitori di mercato, mentre la prima perse, ottenendo il 30% del capitale.

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