Gianpiero Gamaleri: “Gianni Versace aveva la TV ai suoi piedi”

25 anni dopo la sua morte Gianni Versace continua ad occupare le prime pagine dei grandi media del mondo.

di Pino Nano
Lunedì 11 Luglio 2022
Roma - 11 lug 2022 (Prima Notizia 24)

25 anni dopo la sua morte Gianni Versace continua ad occupare le prime pagine dei grandi media del mondo.

Gianni Versace continua soprattutto a far parlare di sé, e la sua vita viene raccontata ogni anno che passa come se nulla fosse mai accaduto quel giorno a Miami. È come se in realtà lui non fosse mai morto. Rimane infatti protagonista assoluto del mondo della televisione, e tutto questo a prescindere dai successi internazionale dell’azienda che suo fratello Santo e sua sorella Donatella hanno ereditato da lui e hanno continuato a mandare avanti.

-Ma come è possibile tutto questo? 

Per capirlo meglio siamo venuti a trovare nella sua casa romana, proprio a ridosso della Basilica Vaticana di Piazza San Pietro, uno dei massimi studiosi del momento di linguaggi televisivi.

Lui è Gianpiero Gamaleri, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, docente di Linguaggi dei Nuovi Media all’Università Telematica Internazionale Uninettuno di Roma, oltre visiting professor alla Pontificia Università della Santa Croce. È anche presidente del Comitato per la Cinematografia dei ragazzi ed è stato consigliere di amministrazione della Rai, Radiotelevisione Italiana, della Triennale di Milano e del Centro Televisivo Vaticano. Studioso del linguaggio televisivo e del gioco composito che si celebra ogni giorno in TV come pochi in Europa.

“Con Gianni Versace- scherza lo studioso- ho l’onorificenza di Commendatore al merito della Repubblica che Gianni ricevette direttamente dalle mani dell’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga”.

-Quando io le faccio il nome di Gianni Versace a cosa pensa?

“Governare le situazioni e non esserne governati”. Questa massima che è stata fatta propria da tutte le grandi personalità della storia, da Giulio Cesare a Napoleone, non poteva non ispirare un genio come Gianni Versace, specie nei suoi contatti con il mondo dell’immagine e dello spettacolo: “domare la televisione ma non esserne domati”. Ed era un’epoca, quella degli anni ’70, in cui moda e tv si scoprivano reciprocamente.

-Come accadeva tutto questo?

Nel modo più banale, ripetitivo e più lontano dalla vera sensibilità della pubblica opinione, della gente comune che – Gianni lo sapeva – al di là delle griffe era destinato a dire l’ultima parola sulle creazioni di uno stilista che ambiva ad essere un “creatore planetario”, e non meramente da salotto o da passerella.  L’immagine emblematica di quella fase, difficile ancor oggi da cancellare, era infatti la sfilata di modelle e modelli con movenze ed espressioni stereotipate, sideralmente lontani dalle aspirazioni e dai sogni della gente comune, quella di cui parlava allora anche il presidente Cossiga che non a caso attribuì a Gianni l’onorificenza di commendatore al merito della Repubblica Italiana.

-Ma come sgretolare un’abitudine così consolidata?

Gianni seguì due strade. La prima la potremmo chiamare una manovra di aggiramento: non affrontare direttamente il piccolo schermo ma arrivarci attraverso le forme classiche dello spettacolo, come il teatro, la danza, la scenografia, le coreografie: tutte espressioni che via via la televisione ingloberà in sé stessa. Attraverso di esse anche la moda sarebbe approdata negli schermi delle case degli italiani in modo non banale, ma evoluto, artistico e nel contempo popolare.

-Un’operazione abbastanza complessa immagino per quegli anni?

Certo, ci voleva anche un “testimonial” forte di questo percorso. E Versace lo trovò in una delle personalità artistiche più vivace e versatili di quel favoloso momento: Loretta Goggi. Tra il 1980 e il 1983 la soubrette più estroversa del momento vestiva infatti "Gianni Versace”, compresa la tuta verde di Sanremo 1981! Era l’indimenticabile stagione di “Maledetta primavera”.

-Professore, come andò a finire?

Vinse lui. Gianni si è “impadronito” della tv, senza farsene condizionare. E dopo di lui la moda in tv fu costretta a battere strade più intelligenti e meno elitarie. In una parola divenne più “democratica” nel senso migliore del termine.

-È normale che dopo 25 anni dalla sua scomparsa la TV rincorra ancora la sua vita?


Vede, il resto è cronaca più recente e dolorosa e riguarda come la televisione ha cercato di ripagare l’intelligente attenzione che Gianni le aveva dedicato ripercorrendo le vicende della sua tragica scomparsa. È la serie internazionale “American Crime Story” con Penelope Cruz ed Edgar Ramirez che impersona Gianni. In certo senso si è trattato di un modo di elaborare il lutto da parte della televisione per un personaggio che l’aveva cambiata dal di dentro nel modo di presentare in tutto il mondo l’eccellenza italiana.

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