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- Roma - Lunedì 29 Giugno 2026
Hormuz non sarà più come prima: l'Iran vuole controllare lo Stretto e introdurre nuove commission
L'Iran mira a rafforzare il controllo sullo Stretto di Hormuz, introducendo nuove commissioni per la navigazione, suscitando preoccupazioni globali.
La tregua raggiunta nel Golfo potrebbe segnare l'inizio di una nuova fase per lo Stretto di Hormuz, uno dei punti nevralgici del commercio mondiale. Tra i punti dell'accordo che hanno attirato maggiore attenzione c'è infatti il progetto di ridefinire la gestione del passaggio marittimo, affidando a Iran e Oman un ruolo centrale nell'amministrazione delle acque. Una prospettiva che rischia di modificare profondamente gli equilibri della navigazione internazionale e di incidere sui costi del commercio globale.
Il progetto di Teheran
Uno dei passaggi dell'intesa prevede che l'Iran avvii un confronto con l'Oman per definire la futura amministrazione dello Stretto di Hormuz e dei servizi marittimi collegati, nel rispetto del diritto internazionale e dei diritti dei Paesi rivieraschi. La mossa si inserisce in un percorso iniziato già nei mesi scorsi, quando i Guardiani della Rivoluzione hanno istituito la nuova "Autorità dello Stretto del Golfo Persico", organismo destinato a occuparsi della gestione del traffico marittimo nell'area. L'obiettivo di Teheran appare chiaro: rafforzare il controllo su un passaggio attraverso il quale, fino a pochi mesi fa, transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio, gas naturale liquefatto e importanti quantità di altre materie prime strategiche.
"Lo Stretto non tornerà più come prima"
A confermare le intenzioni iraniane è stato Mohammed Bagher Galibaf, presidente del Parlamento e capo negoziatore di Teheran. "Lo Stretto di Hormuz non tornerà mai alla situazione precedente." Il dirigente iraniano ha poi spiegato quale potrebbe essere il nuovo modello di gestione. "Naturalmente, faremo pagare una commissione per i servizi che forniremo." Secondo quanto emerge, non si tratterebbe formalmente di un pedaggio per il transito, ma di un contributo richiesto alle navi in cambio di servizi come l'assistenza alla navigazione o gli interventi di tutela ambientale.
Assicurazioni obbligatorie e tensioni militari
Già oggi le autorità iraniane chiedono alle imbarcazioni in transito di registrarsi presso la nuova Autorità dello Stretto e di sottoscrivere una speciale assicurazione, al momento gratuita per la durata dei negoziati. La misura ha già provocato momenti di forte tensione. Secondo le ricostruzioni, i Guardiani della Rivoluzione avrebbero preso di mira alcune navi che tentavano di attraversare lo Stretto senza registrazione, mentre gli Stati Uniti sono intervenuti colpendo alcune postazioni iraniane. Una situazione che rende ancora più delicato uno dei punti strategici del commercio mondiale.
La sfida agli Stati Uniti e alla libertà di navigazione
L'eventuale controllo iraniano su Hormuz rappresenterebbe anche una questione geopolitica di primo piano. Per Washington significherebbe vedere limitato il principio della libertà di navigazione in uno degli stretti più importanti del pianeta, con inevitabili ripercussioni sulla credibilità americana nei confronti degli alleati del Golfo. Allo stesso tempo aumenterebbero i costi per il trasporto internazionale delle merci, con possibili effetti sull'intera economia globale.
Il ruolo dell'Oman
In questo scenario assume un'importanza crescente anche l'Oman, che controlla la sponda meridionale dello Stretto, distante appena 33 chilometri dalle coste iraniane. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, il governo di Muscat avrebbe già informato alcuni interlocutori europei che Hormuz difficilmente tornerà alla situazione precedente al conflitto e che potrebbero essere introdotte commissioni per il passaggio delle navi. Le autorità omanite hanno inoltre confermato l'intenzione di discutere con Teheran la futura gestione dello Stretto e dei relativi costi. Un eventuale accordo consentirebbe anche al piccolo sultanato di beneficiare economicamente dei nuovi servizi marittimi.
Europa e Paesi del Golfo contrari ai nuovi dazi
L'ipotesi di introdurre costi aggiuntivi per attraversare Hormuz incontra però la netta opposizione dei governi europei, dei principali Paesi arabi del Golfo e delle grandi compagnie di navigazione. Il timore è che si crei un precedente destinato a essere imitato in altri punti strategici del commercio mondiale, come lo Stretto di Malacca, quello di Taiwan o quello di Bering. Una simile evoluzione renderebbe gli scambi internazionali più costosi e rallenterebbe ulteriormente la globalizzazione.
Le alternative allo Stretto
Proprio per ridurre la dipendenza da Hormuz, diversi Paesi stanno già studiando soluzioni alternative. Gli Emirati Arabi Uniti hanno avviato il potenziamento dell'oleodotto che permette di esportare il greggio evitando il passaggio nello Stretto. L'obiettivo è portarne la capacità fino a 3,7 milioni di barili al giorno entro il 2027. Anche diverse compagnie di navigazione stanno sperimentando nuovi sistemi logistici, tra cui il trasporto delle merci via terra fino ai porti situati all'esterno del Golfo. Secondo Nate Swanson, ex direttore per l'Iran del National Security Council statunitense, la strategia di Teheran potrebbe rivelarsi meno efficace del previsto. Nel tentativo di rafforzare il proprio controllo su Hormuz, l'Iran rischierebbe infatti di spingere i Paesi della regione ad accelerare la ricerca di rotte alternative, riducendo nel lungo periodo proprio l'importanza strategica dello Stretto.
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