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- Roma - Lunedì 29 Giugno 2026
Putin ammette le difficoltà interne: "Manca la benzina". Crescono i timori per una possibile escalation
Il presidente russo riconosce i problemi di approvvigionamento causati dagli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche. Intanto uno storico di Oxford parla di perdite pesantissime tra le truppe di Mosca e invita a non sottovalutare le possibili mosse del Cremlino.
La guerra in Ucraina continua a mettere sotto pressione la Russia, non solo sul fronte militare ma anche all'interno dei propri confini. Vladimir Putin ha ammesso pubblicamente che il Paese sta affrontando difficoltà nell'approvvigionamento di carburante, una situazione attribuita anche ai continui attacchi dei droni ucraini contro raffinerie e infrastrutture energetiche. Per fronteggiare l'emergenza, il presidente russo ha deciso di istituire una task force incaricata di garantire le forniture di carburante sul territorio nazionale. "Siete ben consapevoli che le difficoltà per gli automobilisti e per le imprese persistono", ha dichiarato Putin. Il capo del Cremlino ha inoltre precisato che le riserve di benzina disponibili ammontano a circa 1,7 milioni di tonnellate e ha annunciato che il governo sta valutando "la necessità di bloccare l'esportazione di gasolio".
I raid ucraini colpiscono il cuore dell'economia russa
Le dichiarazioni del presidente arrivano mentre Kiev intensifica gli attacchi contro il sistema energetico russo, considerato uno degli obiettivi strategici più importanti. Secondo diverse analisi, i bombardamenti con droni avrebbero compromesso in modo significativo la capacità di raffinazione del petrolio della Russia. Kiev ha inoltre annunciato di aver colpito altre due importanti raffinerie e un ponte ferroviario utilizzato per la logistica militare. Le difficoltà assumono un peso particolare perché l'economia russa continua a basarsi in larga parte sulle esportazioni di petrolio e prodotti energetici.
Le ipotesi sulle prossime mosse di Putin
Il deterioramento della situazione alimenta interrogativi sulle possibili decisioni del Cremlino. Tra gli scenari ipotizzati dagli osservatori figurano una nuova mobilitazione di massa per rafforzare l'esercito oppure un inasprimento della retorica nucleare, già utilizzata da Mosca nei momenti più delicati del conflitto. Non sarebbe una novità. Già durante le controffensive ucraine dell'autunno 2022 il Cremlino aveva lasciato intendere la possibilità di ricorrere all'arma atomica, una prospettiva che, secondo diverse ricostruzioni, venne allontanata anche grazie ai colloqui riservati tra l'allora direttore della Cia William Burns e il capo dell'intelligence esterna russa Sergey Naryshkin.
Lo storico Frankopan: "Attenzione alle mosse di un uomo che sta annegando"
A richiamare l'attenzione sui possibili sviluppi del conflitto è Peter Frankopan, storico e docente dell'Università di Oxford, che in un'analisi pubblicata su Foreign Policy invita a osservare con prudenza le mosse del presidente russo. "Stiamo molto attenti alle mosse disperate di un uomo che sta annegando", scrive lo studioso. Secondo Frankopan, la Russia continua a disporre di migliaia di testate nucleari e Putin continua a fare riferimento al loro possibile impiego, rendendo ancora più delicato l'equilibrio internazionale.
Le stime sulle perdite russe
Nel suo intervento, Frankopan cita fonti provenienti da blogger russi, analisti ucraini e centri di studi militari occidentali, secondo cui le perdite dell'esercito di Mosca sarebbero estremamente elevate. Lo storico parla di circa 30 mila soldati russi tra morti, feriti e dispersi ogni mese. Sempre secondo queste valutazioni, "l'aspettativa media di vita per una recluta russa dal momento dell'arrivo nel campo di addestramento alle zone del fronte varia tra i 10 giorni e le tre settimane". Ancora più drammatiche sarebbero le condizioni nelle aree di combattimento, dove, secondo le stesse fonti, la sopravvivenza media non andrebbe "oltre i 20-35 minuti". Si tratta però di dati che non possono essere verificati in modo indipendente e che non trovano conferma ufficiale da parte delle autorità coinvolte nel conflitto.
Perdite e numeri ancora oggetto di dibattito
L'assenza di dati ufficiali attendibili rende difficile stabilire il bilancio reale della guerra. Le stime più diffuse parlano complessivamente di circa 1,2 milioni di militari russi tra morti, feriti e dispersi dall'inizio del conflitto, contro meno di 600 mila perdite ucraine. Anche questi numeri, tuttavia, vengono considerati valutazioni e non risultano verificabili in maniera indipendente. Nel frattempo, secondo Reuters, la capacità di raffinazione del greggio russo sarebbe scesa fino a circa 700 mila barili al giorno, contro i circa 6 milioni registrati nel 2021, a causa dei ripetuti attacchi alle infrastrutture energetiche.
Il timore di un'escalation
Per Frankopan la fase attuale del conflitto resta particolarmente delicata. "Mantenersi a galla potrebbe spingere la testa degli altri sott'acqua", osserva lo storico, sottolineando il rischio che la pressione militare e interna possa spingere il Cremlino verso decisioni ancora più aggressive. Tra gli scenari che continuano a preoccupare gli analisti figurano un possibile aumento delle tensioni con la Nato e l'eventualità di una profonda crisi politica interna in Russia, con conseguenze che potrebbero modificare gli equilibri del Paese.
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