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L’appello dello scrittore Mimmo Nunnari al Governatore della Regione Calabria Roberto Occhiuto e alla Vice Presidente Giuseppina Princi.
L’appello dello scrittore Mimmo Nunnari al Governatore della Regione Calabria Roberto Occhiuto e alla Vice Presidente Giuseppina Princi.
Auguriamoci che Occhiuto sia entrato alla Cittadella col “pede bono”. Il “pede bono” è il destro, col quale i Greci di Calabria varcavano la soglia di casa propria o quella di famiglie amiche, quando si recavano in visita: «Co’ lu bono pede, mi raccomando!», suggerivano i vecchi ai giovani che si affacciavano alla vita.
L’abitudine greca, di entrare in un’abitazione col piede destro, ha contaminazioni anche col tempo dei Romani: riecheggiano nella mente, infatti, le parole del servus di Trimalcione che, accogliendo i protagonisti del Satyricon, nel palazzo del padrone, intimava agli ospiti: «Col piede destro!».
Il “pede bono”, il destro, nell’immaginario popolare, va messo avanti al sinistro per evitare un presagio malaugurante, ha un significato scaramantico. Ha tanto bisogno questa nostra tormentata amata regione (non esente da sue gravi colpe interne) di cominciare col “pede bono”.
Viene da decenni di inanellati fallimenti: cattiva politica, deficit civile diffuso, violenza mafiosa, istituzioni spesso colluse con la criminalità organizzata, con poteri occulti variegati e sistemi corruttivi.
Si tratta di fallimenti provocati dal sistema dei partiti venuti meno ai loro ideali, senz’anima, guidati perlopiù, in Calabria, da colonizzatori senza idee col compito di “secondini” chiamati a vigilare sui loro prigionieri portavoti: figure politiche impresentabili, mantenuti in vita come guardiani del granaio calabrese di voti da saccheggiare al momento delle elezioni. Viene da questo disastro la Calabria, e l’Italia - sbagliando - immagina che sia tutto così, ignorando l’esistenza di una Calabria paziente, eroica, geniale fatta da una moltitudine di intelligenze, risorse, eccellenze, maestrie di donne e uomini costretti a soffocare il loro talento o a portarlo altrove, emigrando.
Auguriamoci che Roberto Occhiuto abbia fatto il suo ingresso nel Palazzo del Governo regionale col “pede bono”. Certo, non ci illudiamo, ma dobbiamo avere speranza, credere nel suo desiderio di riscattare la Calabria aprendosi al dialogo ed alla collaborazione con le forze vive della regione, che non sono - per le loro attuali pessime condizioni - i partiti.
Serve un’idea nuova per la Calabria. In passato abbiamo avuto presidenti di Giunta senza visione, uomini che hanno pensato all’interesse politico, al particolare municipale, o al loro smisurato ego personale.
Presidenti che hanno reclutato esperti (anche assessori) non tra le persone competenti, ma tra manutengoli dei partiti, magari col curriculum poco onorevole di iscritti nei verbali delle Questure.
Viene, questa Calabria, dalla malasorte della scomparsa di Jole Santelli: donna entusiasta, appassionata, sulla quale erano state riposte fiducia e speranza. Ma quella presidenza sfortunata, bisogna pur dirlo, ha pure lasciato in eredità ai calabresi lo sciagurato governo del signor Nino Spirlì, “dono”, in verità, di Matteo Salvini, un padrone politico lumbard folgorato sulla via del granaio dei voti del Sud.
Un leader noto, prima della conversione di facciata, per frasi celebri tipo “ci siamo rotti i … dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanc…i giovani del Mezzogiorno”.
Salvini, è pure ottimo propiziatore di insuccessi. Come avrebbe detto il grande attore comico catanese Gilberto Idonea: “Ndavissi ndovinatu mai una”. Qualche esempio: ha imposto Minicuci candidato sindaco a Reggio Calabria e ha vinto Falcomatà, che con altro avversario avrebbe avuto poche chance di essere riconfermato. Ha auspicato la riconferma di Trump, in America, e ha vinto Biden. Ha tifato per le elezioni presidenziali in Cile per l’ultraconservatore José Antonio Kast e ha vinto Gabriel Boric, leader della sinistra. Sostiene Bolsonaro e il Brasile finisce nella crisi più grave della sua storia.
Bisogna dare atto a Occhiuto di averci risparmiato l’ultima imposizione di Salvini, che voleva la riconferma di Spirlì alla vicepresidenza. La mossa, di sbarazzarsi dell’imbarazzante Spirlì, sfilandosi dall’abbraccio di Salvini, è stata giusta, e va detto che la nomina di Giuseppina Princi, alla vicepresidenza, ha invece molti significati positivi.
La prof, che ha portato il liceo Leonardo da Vinci di Reggio all’attenzione nazionale e internazionale, è una vincente, è una manager di provate qualità, dirigente scolastica tra le migliori in Italia.
E’ chiaro che la coppia Occhiuto-Princi sarà giudicata più avanti; ma se parte col “pede bono”, parte già con un certo vantaggio.
Ha un compito primario questo felice abbinamento, oltre che farci dimenticare le disgrazie di Stato dei commissariamenti, che hanno fatto ridere tutta l’Italia e piangere i calabresi.
Un compito che consiste nell’affrontare i mille nodi che stringono la regione, soffocandola, ma che comprende anche la missione di riconciliare la Calabria, di pacificarla, aprendo a società civile, forze politiche minoritarie, alle mille competenze che esistono, nelle Università, nelle professioni, nei mestieri, fra i giovani, nel sindacato.
La via della riconciliazione è una strada da imboccare subito. Serve a cancellare antiche e nuove fratture, sanare ferite territoriali che hanno sfigurato il volto della Calabria, con contrapposizioni inutili, guerre rionali, egoismi, mancanza di visione. Riconciliare la Calabria (pensando alle sue differenze come ricchezza, se messe insieme, armonizzate) significa recuperare una storia comune della popolazione calabrese di umiliazioni, abbandono, emarginazione, prepotenze secolari, per difendersi tutti insieme, e insieme rivendicare le giuste attenzioni delle istituzioni verso la Calabria.
Questo è il tempo della “politica dell’umano”, che potrebbe - perché no? - nascere in Calabria, per poi propagarsi in tutto questo nostro Paese disordinato, disorientato, e anche schizofrenico. Basta guardare (ma è meglio di no) i talk show popolati di scappati di casa, opinionisti ed esperti che figurerebbero meglio al Grande Fratello.
Occhiuto e Princi vinceranno se saranno in grado di mettere in pace una regione dilaniata, conflittuale, nemica degli amici, rassegnata.
Vinceranno, e con loro la Calabria tutta, se saranno capaci di intuire che è questo il tempo di ricostruire la speranza, di ricucire, di rafforzare la fragile e maltrattata bellezza di una regione che ha troppo pazientato, senza ribellarsi, pur avendo milioni di ragioni per farlo.
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