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  • Roma - Mercoledì 13 Maggio 2026

L'obesità frena nei Paesi ricchi, ma resta un’emergenza nelle nazioni in via di sviluppo

Un maxi-studio su Nature coinvolge 2.000 ricercatori e 200 Paesi: i tassi si stabilizzano in Italia, Francia e Portogallo, mentre continuano a crescere nei Paesi a basso e medio reddito.

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L'idea di un'epidemia di obesità inarrestabile a livello globale viene messa in discussione da una vasta analisi internazionale pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature.

Lo studio, coordinato dall'Imperial College di Londra, ha analizzato i dati di ben 232 milioni di persone in 200 Paesi negli ultimi 45 anni, giungendo a una conclusione sorprendente: nei Paesi industrializzati la crescita dei tassi di obesità si è fermata e, in alcuni casi, ha iniziato una lieve parabola discendente.

Nazioni come l'Italia, la Francia e il Portogallo mostrano segnali di miglioramento, segnalando una possibile inversione di tendenza. Tuttavia, il quadro resta critico per le aree del mondo a basso e medio reddito, dove i tassi continuano a salire vertiginosamente.

La ricerca ha visto una partecipazione massiccia della comunità scientifica italiana, con il coinvolgimento di decine di università (da Torino a Palermo, passando per Padova e Firenze), centri del Cnr, l'Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute. Questa sinergia ha permesso di mappare con precisione millimetrica l'evoluzione del fenomeno, evidenziando come il progresso economico e le politiche sanitarie stiano finalmente sortendo effetti nelle aree più ricche del pianeta.

Majid Ezzati, coordinatore del team internazionale, ha espresso un cauto ottimismo sui risultati ottenuti: "Quest'ultima analisi suggerisce che il tasso di crescita dell'obesità sta rallentando e stabilizzandosi, e potrebbe addirittura invertirsi in molti Paesi". Per l'esperto, questo scenario offre una prospettiva positiva, dimostrando che i progressi sono possibili. "Ora dobbiamo capire perché alcuni Paesi stanno ottenendo risultati migliori di altri e applicare le lezioni apprese", ha concluso Ezzati, sottolineando la necessità di esportare i modelli di successo anche nelle aree dove l'emergenza alimentare e sanitaria è ancora in pieno corso.

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