
- Prima Notizia 24
- Viterbo - Lunedì 7 Settembre 2026
L’ombra dei cipressi e la grazia della terracotta: pomeriggio alla Quercia
Viaggio nel cuore del Rinascimento laziale alle porte di Viterbo: un percorso di arte, silenzio e devozione tra le terrecotte dei Della Robbia e le logge del Sangallo.
di Lorenzo Pisoni
Basta varcare la soglia della piazza per sentire la città moderna scivolare via. A due passi dalle mura di Viterbo, il Santuario di Santa Maria della Quercia accoglie chi arriva con quella maestosità composta che solo i grandi luoghi di fede e d'arte sanno custodire.
Sul sagrato, il sole del pomeriggio taglia di sbieco la facciata rinascimentale, accendendo il bianco del marmo e il cotto dorato del portale, dove la Madonna con il Bambino di Andrea della Robbia sembra vegliare con grazia immutata su chiunque si avvicini.
Dentro, il silenzio è un velo leggero e fresco, spezzato solo dal passo risonante di qualche visitatore e dal sordo crepitio delle candele. Lo sguardo sale quasi d'istinto verso il soffitto a cassettoni, un labirinto di legno intagliato e oro zecchino che brilla nel penombra come un cielo rinascimentale.
Poco più avanti, il tempietto di Andrea Bregno custodisce il cuore antico di questo luogo: la piccola icona dipinta sulla tegola, ritrovata secoli fa tra i rami di una quercia e diventata riparo spirituale per generazioni di viterbesi e pellegrini. Uscendo verso il chiostro grande, il ritmo del tempo rallenta ancora.
Tra le doppie logge attribuite a Giuliano da Sangallo, il profumo della pietra umida si mescola a quello della vegetazione del giardino centrale. Un anziano del quartiere siede su una panca all'ombra delle arcate, osservando un piccolo gruppo di turisti che tenta di catturare con uno smartphone i dettagli delle terrecotte invetriate.
Quando la luce del tramonto comincia a virare verso il viola, la Quercia rivela la sua vera natura: non soltanto un capolavoro del Rinascimento laziale, ma un'oasi di pace sospesa nel tempo, dove l'arte di grandi maestri continua a parlare con la semplicità di una devozione antica.
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