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- Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026
Lefebvriani, le consacrazioni in diretta da Écône: si apre lo strappo con Roma dopo l'appello di Papa Leone
La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha dato il via alle ordinazioni episcopali senza mandato pontificio nel seminario svizzero di Écône. Nonostante l'ultimo appello di Papa Leone XIV, quattro sacerdoti vengono consacrati vescovi in una cerimonia trasmessa in streaming davanti a migliaia di fedeli.
Lo strappo con la Santa Sede si consuma davanti alle telecamere. La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha trasmesso in diretta streaming la cerimonia delle ordinazioni episcopali dal seminario di Écône, in Svizzera, dove quattro sacerdoti vengono consacrati vescovi senza il mandato del Pontefice, dando vita a quello che il Vaticano aveva definito un "atto scismatico". La celebrazione è presieduta da monsignor Alfonso de Galarreta, affiancato come co-consacrante da monsignor Bernard Fellay. I quattro sacerdoti destinati a ricevere l'ordinazione episcopale sono l'abate Pascal Schreiber, svizzero, l'abate Michael Goldade, statunitense, e i francesi abate Michel Poinsinet de Sivry e abate Marc Hanappier. Secondo gli organizzatori, oltre 17 mila fedeli hanno raggiunto Écône per assistere alla cerimonia.
L'ultimo appello del Papa
Fino all'ultimo Papa Leone XIV ha tentato di evitare la rottura. Nei giorni scorsi il Pontefice aveva inviato una lettera al superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, chiedendo di rinunciare alle consacrazioni e di preservare la comunione con la Chiesa. "Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l'atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione." Il Pontefice ha inoltre ribadito la disponibilità della Santa Sede a proseguire il dialogo. "La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo." E ancora: "Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l'autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio."
La risposta della Fraternità San Pio X
L'appello del Papa non ha però modificato la posizione della Fraternità. Don Davide Pagliarani, superiore generale dei Lefebvriani, ha risposto rivolgendosi direttamente al Pontefice: "Noi siamo al servizio della Chiesa, ci benedica." Nei giorni precedenti la Fraternità aveva inoltre inviato a Papa Leone XIV e ai cardinali una lunga professione di fede nella quale ribadiva la propria adesione alla tradizione cattolica, senza però fare passi indietro rispetto alle consacrazioni annunciate.
Chi sono i Lefebvriani
La Fraternità Sacerdotale San Pio X è stata fondata nel 1970 dall'arcivescovo francese Marcel Lefebvre. Il movimento nacque in aperto contrasto con le riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, considerate dai suoi aderenti un allontanamento dalla tradizione della Chiesa cattolica. Il precedente più noto risale al 1988, quando lo stesso Lefebvre consacrò quattro vescovi senza l'autorizzazione di Papa Giovanni Paolo II, provocando una profonda frattura con Roma e la scomunica prevista dal diritto canonico.
Perché si parla di scisma
Secondo la Santa Sede, l'ordinazione di nuovi vescovi senza il mandato pontificio costituisce un atto gravissimo perché rompe la comunione gerarchica con il Papa. Per questo motivo il Vaticano aveva avvertito che la celebrazione avrebbe comportato le conseguenze previste dal diritto canonico, compresa la scomunica latae sententiae per i vescovi consacranti e per quelli consacrati. La cerimonia di Écône rappresenta così uno dei momenti più delicati nei rapporti tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X, riaprendo una ferita che sembrava essersi attenuata dopo anni di tentativi di dialogo.
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