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- Roma - Martedì 30 Giugno 2026
Usa, Trump: "Congratulazioni alla Cina, ha vinto sul diritto di nascita"
La reazione del capo della Casa Bianca dopo la decisione della Corte Suprema.
I confini del diritto costituzionale americano e le politiche di accesso alla cittadinanza tornano a incendiare il dibattito politico d'oltreoceano, provocando un inedito asse retorico tra la presidenza statunitense e i modelli normativi dell'Estremo Oriente.
A seguito della decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha respinto i ricorsi conservatori salvaguardando la legittimità costituzionale dello ius soli (il diritto di nascita sul territorio nazionale), il Presidente Donald Trump ha espresso pubblicamente una netta presa di posizione a favore delle restrizioni applicate da Pechino, scatenando un'ampia eco nel dibattito politico internazionale.
Il Presidente americano ha affidato alla propria piattaforma social Truth un messaggio di aperto plauso all'omologo cinese, focalizzando l'attenzione sui meccanismi di sbarramento all'integrazione automatica degli stranieri. Sul punto, la dichiarazione ufficiale di Donald Trump ha evidenziato il paradosso geopolitico: "Vorrei congratularmi con il presidente Xi e con la grande nazione della Cina per la loro enorme vittoria sul diritto di nascita!".
La provocazione istituzionale di Trump mira a scardinare l'impianto del Quattordicesimo Emendamento della Costituzione statunitense, che storicamente garantisce lo ius soli a chiunque nasca sul suolo americano, indipendentemente dallo status giuridico dei genitori. Al contrario, l'ordinamento della Repubblica Popolare Cinese esclude tassativamente il principio territoriale, applicando una rigida dottrina basata sullo ius sanguinis (il diritto di sangue).
Secondo la legislazione di Pechino, infatti, un neonato acquisisce la cittadinanza cinese alla nascita solo ed esclusivamente se almeno uno dei due genitori risulta già legalmente cittadino cinese.
L'uscita del capo della Casa Bianca riflette la strategia dell'amministrazione statunitense di utilizzare i modelli restrittivi globali per sollecitare una stretta securitaria sui flussi migratori, trasformando l'ordinamento demografico di uno dei principali competitor strategici di Washington in un punto di riferimento ideologico per la ridefinizione dei diritti civili all'interno dei confini statunitensi.
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