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  • Bologna - Martedì 15 Settembre 2026

Omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio: la perizia conferma la capacità di intendere di Jelenic

La relazione depositata in Corte d'Assise a Bologna non individua il movente del delitto. Il 23 l'udienza in aula.

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Marin Jelenic era pienamente in grado di intendere e di volere quando, il 5 gennaio scorso, ha ucciso accoltellandolo alle spalle il capotreno trentaquattrenne Alessandro Ambrosio, ed è parimenti in grado di sostenere il giudizio. È quanto stabilito dalla perizia psichiatrica disposta dalla Corte d'Assise di Bologna e firmata dallo specialista Domenico Berardi.

L'imputato, un trentaseicenne arrestato la sera dell'Epifania presso la stazione di Desenzano del Garda, deve rispondere dell'accusa formulata dal pm Michele Martorelli, che contesta le aggravanti dei motivi abietti e del fatto commesso nei pressi di uno scalo ferroviario.

La relazione di circa cinquanta pagine non ha tuttavia sciolto il nodo del movente dell'aggressione, che lo stesso Jelenic continua a negare di aver compiuto.

Gli accertamenti peritali hanno evidenziato un'escalation aggressiva nei mesi antecedenti al delitto, culminata nell'assassinio come amplificazione di una violenza pregressa ma non riconducibile a patologie di natura psichica.

Pur registrando l'abuso di sostanze alcoliche già emerso in precedenti episodi, gli esami non hanno riscontrato anomalie nello stato mentale dell'uomo.

Negli incontri con lo psichiatra, Jelenic viene descritto come un soggetto che riflette a lungo prima di rispondere, emotivamente distaccato, privo di reazioni di angoscia, rabbia o senso di colpa. Il processo di primo grado volge ormai verso la fase finale: le parti torneranno in aula per l'udienza del 23.

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