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  • Reggio Emilia - Mercoledì 17 Giugno 2026

Omicidio Saman Abbas, Pg Cassazione: "Vicenda agghiacciante, un atto corale e premeditato"

Il Procuratore Generale chiede di confermare le condanne per omicidio premeditato.

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La vicenda giudiziaria relativa alla tragica scomparsa della giovane cittadina di origine pachistana Saman Abbas, uccisa a 18 anni nel 2021 a Novellara (Re), si avvia verso la sua conclusione definitiva davanti alla Cassazione.

Nel corso della sua esposizione nell'aula della prima sezione penale della Suprema Corte, il procuratore generale Marco Dall'Olio ha formulato l'istanza di respingimento dei gravami avanzati dai legali degli imputati, sollecitando la piena e irrevocabile convalida delle sentenze di condanna per il reato di concorso in omicidio volontario aggravato.

La richiesta della pubblica accusa punta a blindare l'applicazione della pena dell'ergastolo emessa nei confronti dei genitori della vittima, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, nonché dei cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq, unitamente alla conferma della reclusione a 22 anni stabilita per lo zio della diciottenne, Danish Hasnain.

L'intero impianto accusatorio poggia sulla sussistenza dei fattori aggravanti rappresentati dalla preordinazione del delitto e dalla totale futilità dei motivi che guidarono la mano dei familiari.

Nella sua ricostruzione teorica, il rappresentante della Procura Generale ha voluto cristallizzare i passaggi chiave del disegno eversivo interno alle dinamiche domestiche: "Saman doveva essere punita: questo è un punto fermo di tutto il processo. La volontà era di impartirle una lezione, non poteva decidere da sola della sua vita, non poteva avere una vita propria. Delitto è stato organizzato nei minimi dettagli, un atto corale e premeditato. Una vicenda agghiaciante".

La requisitoria ha esaminato in modo approfondito il contrasto tra l'ordinamento costituzionale e i condizionamenti derivanti da antiche tradizioni patriarcali, evidenziando la profonda sproporzione della risposta criminale rispetto alle legittime aspirazioni di autonomia manifestate dalla ragazza prima di essere uccisa: "L'omicidio, pur avendo radici culturali proprie, tradisce il ricorso a una violenza estrema e sproporzionata, scelta come unico strumento per 'emendare una presunta colpa' (la volontà di libertà della ragazza), che realizza la natura turpe e ignobile del movente".

I magistrati di piazza Cavour dovranno ora vagliare le singole posizioni processuali per stabilire se le tappe dei primi due gradi di giudizio si siano svolte nel pieno rispetto delle garanzie di legge, ponendo così la parola fine a uno dei casi di cronaca nera che ha maggiormente segnato il dibattito sui diritti civili e l'integrazione nel nostro Paese.

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