
- Prima Notizia 24
- Città del Vaticano - Domenica 13 Settembre 2026
Papa Leone: dall’Angelus un appello contro odio e guerre
Alla vigilia del suo 71° compleanno, il Pontefice dedica l’Angelus alla forza del perdono: «Senza non si può vivere in pace». E nel ricordo dell’11 settembre invita il mondo a rinnovare l’impegno per la pace.
di Maurizio Pizzuto
Perdonare non significa dimenticare il male subito. E non significa neppure essere deboli. Significa, piuttosto, impedire che quel male continui a vivere dentro di noi e finisca per generare altro dolore.
È un messaggio semplice, ma tutt’altro che scontato, quello che Papa Leone XIV ha consegnato ai fedeli riuniti in piazza San Pietro per l’Angelus domenicale. Un messaggio che parte dal Vangelo ma arriva direttamente dentro le inquietudini del nostro tempo, tra guerre, violenze, famiglie divise e rapporti personali consumati dal rancore.
«Il perdono è indispensabile e se manca non si può vivere in pace», ha ricordato il Pontefice. Perché quando viene meno la capacità di perdonare, ha spiegato, prima o poi prendono spazio «conflitti, accuse, rancori, vendette» capaci di distruggere i rapporti, dividere le famiglie e, su scala più grande, alimentare le guerre.
Leone XIV ha scelto così di parlare all'uomo prima ancora che alle istituzioni. Perché la pace, nel ragionamento del Papa, non nasce soltanto nei vertici internazionali o attorno ai tavoli della diplomazia. Comincia molto prima: nelle relazioni quotidiane, nella capacità di fare il primo passo, persino quando costa.
Al centro della riflessione il dialogo evangelico tra Pietro e Gesù. Alla domanda su quante volte sia necessario perdonare, Cristo risponde: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette».
Non una formula matematica, ma l'invito a superare il calcolo e la contabilità delle colpe.
«Dono e perdono sono alla base della nostra esistenza», ha sottolineato Leone XIV, ricordando che tutto ciò che l'uomo riceve da Dio nasce gratuitamente dall'amore. Ed è proprio la gratuità, secondo il Pontefice, a poter diventare «la regola migliore per il nostro stare insieme».
Poi un'immagine particolarmente efficace: il perdono come un vento capace di spazzare via le nuvole più fitte e far tornare visibile il sole.
«Solo il perdono libera e riporta la luce», ha detto il Papa.
Parole che acquistano un significato ancora più forte in una stagione internazionale segnata da conflitti e violenze. Leone XIV non ha nascosto quanto sia difficile compiere il primo passo. Ma proprio lì, quando perdonare sembra quasi impossibile, si misura la capacità di interrompere quella catena nella quale un torto genera un altro torto e il rancore finisce per sopravvivere persino alle ragioni che lo hanno prodotto.
Il Pontefice ha richiamato anche la vicenda di Pietro, che durante la Passione rinnegò Gesù. Dopo la Risurrezione, Cristo non gli presenta il conto del tradimento. Gli domanda invece: «Simone, mi ami?». E poi gli dice semplicemente: «Seguimi».
È questa, per Leone XIV, la forza di una carità capace di guarire: non cancellare ciò che è accaduto, ma impedire che l'errore diventi una condanna senza fine.
Al termine dell'Angelus, il Papa ha allargato lo sguardo al mondo ricordando il 25° anniversario degli attentati terroristici dell'11 settembre negli Stati Uniti. Ha pregato per le vittime e per quanti portano ancora le ferite di quella tragedia, collegando quella memoria alle tante violenze che continuano a colpire popolazioni e innocenti.
«Il ricordo del tragico avvenimento di 25 anni fa ci spinge a rinnovare il nostro impegno per la pace», ha affermato.
Un impegno che Leone XIV affida anche alla preghiera e all'intercessione della Vergine Maria, Madre di Misericordia, chiedendo la forza di perdonare «sempre, anche quando è difficile fare il primo passo».
Alla vigilia del suo 71° compleanno, che ricorre il 14 settembre, Leone XIV sceglie dunque di consegnare alla Chiesa e al mondo non un discorso astratto, ma quasi una regola per la vita quotidiana: il rancore imprigiona, il perdono restituisce libertà.
Forse è proprio questo il cuore dell'Angelus di questa domenica. In un mondo nel quale tutti sembrano avere un conto aperto con qualcuno, la vera rivoluzione potrebbe essere trovare il coraggio di chiuderlo senza chiedere vendetta.
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