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- Roma - Domenica 13 Settembre 2026
Roma, alberi sotto pressione: tra cantieri, radici ferite e sicurezza, CURAA chiede trasparenza
Dopo il crollo di un platano in Prati, l’associazione torna a chiedere controlli sulle interferenze dei lavori stradali con gli apparati radicali. Stinchelli: «La sicurezza si costruisce con prevenzione e manutenzione, non può diventare un alibi».
di Andrea Valenti
A Roma basta spesso guardare verso l’alto per capire quanto gli alberi siano parte dell’identità della città. Pini, platani, lecci accompagnano strade e quartieri da decenni, regalano ombra, disegnano prospettive e, soprattutto, rappresentano un patrimonio ambientale che non può essere considerato semplice arredo urbano. Eppure proprio questo patrimonio continua a trovarsi al centro di una questione delicata: come conciliare sicurezza, cantieri, manutenzione e tutela del verde senza trasformare l’abbattimento nella soluzione più semplice?
A riaccendere il dibattito è il recente crollo di un grosso platano in via Otranto, all'incrocio con viale Giulio Cesare, nel quartiere Prati. Il cedimento, avvenuto nelle prime ore del mattino, non ha avuto conseguenze più gravi anche grazie all'orario. Un episodio che, insieme ad altre cadute di alberi registrate durante il maltempo, ha spinto CURAA – Cittadini Uniti per Roma, i suoi Alberi e Abitanti a chiedere verifiche puntuali sulle condizioni delle piante e, soprattutto, sulle possibili interferenze provocate da cantieri, scavi e lavori sui sottoservizi.
Il punto sollevato dall'associazione merita attenzione proprio perché evita una contrapposizione troppo facile. La sicurezza delle persone viene prima di tutto e un albero realmente pericoloso deve essere messo in sicurezza. Ma la domanda è cosa sia accaduto prima che quell'albero diventasse eventualmente pericoloso.
«È necessario accertare immediatamente le cause del cedimento e verificare se i lavori stradali e sui marciapiedi abbiano interessato l'apparato radicale dell'albero», sostiene la presidente di CURAA Jacopa Stinchelli, che richiama l'attenzione sul rischio di un meccanismo perverso: lavori eseguiti troppo vicino alle alberature, possibili danneggiamenti delle radici, progressivo indebolimento della pianta e, alla fine, abbattimento motivato da ragioni di sicurezza.
È questa la questione centrale. La motosega dovrebbe rappresentare l'ultima risposta, non la prima. E soprattutto non dovrebbe diventare il punto finale di una storia iniziata magari anni prima con una manutenzione insufficiente, uno scavo invasivo o un cantiere realizzato senza adeguate cautele intorno alle radici.
Naturalmente sarà compito dei tecnici stabilire, caso per caso, se esista davvero un rapporto tra lavori effettuati e successivo cedimento degli alberi. Sarebbe scorretto trasformare un sospetto in una certezza. Ma sarebbe altrettanto sbagliato non approfondire la questione quando emergono elementi che meritano una verifica.
CURAA chiede proprio questo: accertamenti tecnici trasparenti, documentazione accessibile e controlli sulle modalità con cui vengono protetti gli alberi durante i lavori pubblici e privati. L'associazione richiama anche il Regolamento del Verde capitolino, sottolineando come la tutela dell'apparato radicale debba essere parte integrante della gestione delle alberature.
Sul numero degli abbattimenti, CURAA parla di oltre 30 mila alberi eliminati nella Capitale, sulla base dei dati e delle stime raccolti e denunciati dall'associazione. Un numero importante che, proprio per la sua dimensione, rende necessario distinguere gli abbattimenti inevitabili da quelli sui quali potrebbero esserci margini di conservazione. E soprattutto impone una domanda: quanti degli alberi che oggi vengono giudicati compromessi avrebbero potuto essere salvati con interventi preventivi effettuati per tempo?
Non è una battaglia romantica tra chi ama gli alberi e chi deve amministrare una metropoli complessa. Roma ha bisogno di strade sicure, marciapiedi percorribili, sottoservizi efficienti e cantieri. Ma ha altrettanto bisogno dei suoi alberi. Le due esigenze non dovrebbero essere incompatibili.
Stinchelli annuncia una diffida formale e chiama in causa la Giunta guidata dal sindaco Roberto Gualtieri e l'assessora Sabrina Alfonsi, chiedendo di interrompere quello che l'associazione definisce un «circolo vizioso».
La richiesta, depurata dai toni inevitabilmente accesi di chi da anni segue il problema, pone una questione concreta all'amministrazione: prevenire costa certamente fatica, programmazione e risorse, ma può significare avere meno alberi pericolosi domani e, quindi, meno necessità di abbatterli.
Roma non deve scegliere tra gli alberi e la sicurezza dei cittadini. Deve riuscire a garantire entrambe.
Perché un grande albero cresciuto per cinquanta o cento anni non si sostituisce semplicemente piantando un giovane esemplare. Quello nuovo avrà bisogno di decenni per offrire la stessa ombra, la stessa capacità ambientale e la stessa presenza nel paesaggio urbano.
Prima di accendere una motosega, dunque, bisognerebbe essere certi che tutto ciò che poteva essere fatto per evitarla sia stato realmente fatto. È forse da questa semplice regola che Roma può cominciare a ricostruire un rapporto più equilibrato con il proprio verde.
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