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  • Roma - Domenica 13 Settembre 2026

Inter, Chivu guarda avanti: «Da Madrid porto con me le cose positive». Ora l’Udinese per ripartire

Il tecnico nerazzurro alla vigilia della sfida di San Siro invita a non disperdere quanto costruito: «La squadra è serena, il nostro obiettivo resta la crescita». Dopo le energie spese contro Napoli e Real Madrid arriva un’Udinese fisica e organizzata. E Chivu chiede all’Inter maturità, fiducia e continuità.

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di Luca Ferrante

Ci sono partite che lasciano punti e altre che, anche quando non regalano tutto ciò che si sperava, possono lasciare qualcosa di utile. Cristian Chivu sceglie di ripartire proprio da qui.

Alla vigilia della sfida di campionato contro l'Udinese, l'allenatore dell'Inter non cerca alibi e soprattutto non sembra intenzionato a trascinarsi dietro scorie dopo la notte del Bernabeu. Madrid va archiviata, certo, ma senza buttare via ciò che di buono la sua squadra ha mostrato.

«Mi è piaciuta la reazione della squadra e mi prendo le cose positive di questa gara», dice Chivu.

Una frase che racconta bene il momento nerazzurro. Perché questa Inter è ancora un cantiere, nonostante abbia sulle spalle il peso e le aspettative di una grande squadra. Il nuovo corso richiede tempo, aggiustamenti e soprattutto la capacità di non trasformare ogni passaggio a vuoto in un processo.

Chivu lo sa e prova a tenere il gruppo lontano dal rumore esterno.

«La squadra è serena come sempre, il nostro obiettivo è sempre stata la crescita. È presto per dare dei giudizi, siamo ancora ad inizio stagione ma vedo delle belle cose».

Parole che non significano accontentarsi. Al contrario. Il tecnico chiede all'Inter di continuare ad aggiungere qualcosa al proprio calcio senza perdere la fiducia in ciò che è stato costruito fino a questo momento.

Anche perché il calendario non concede molto tempo per fermarsi a pensare.

Prima il Napoli, una partita che secondo Chivu ha richiesto un enorme dispendio soprattutto sul piano mentale. Poi, meno di 72 ore dopo, il Real Madrid al Bernabeu. Adesso nuovamente il campionato.

Tre appuntamenti ravvicinati che mettono alla prova gambe e testa.

Ed è proprio la testa, probabilmente, ciò che Chivu osserva con maggiore attenzione. Perché dopo una grande notte europea il rischio è sempre lo stesso: arrivare alla partita successiva con qualche energia nervosa in meno e con l'impressione, magari inconsapevole, che l'impegno sia più semplice.

Il tecnico nerazzurro lo chiarisce senza troppi giri di parole. La formazione friulana è organizzata, ben allenata e soprattutto possiede caratteristiche fisiche capaci di mettere in difficoltà qualsiasi avversario.

«È una squadra che crea tanti problemi agli avversari», avverte.

Ecco perché San Siro dovrà vedere un'Inter immediatamente dentro la partita. Niente approccio morbido, niente pensieri rivolti a Madrid e nessuna presunzione derivante dalla differenza di valori sulla carta.

Chivu continua così il suo lavoro più delicato: cambiare qualcosa senza cancellare ciò che l'Inter era già diventata.

Non vuole una rivoluzione costruita sulle macerie del passato. Vuole aggiungere principi, idee e soluzioni a una squadra abituata a competere ai massimi livelli. È un equilibrio sottile, perché all'Inter il tempo per crescere esiste, ma non è mai infinito.

Lo stesso allenatore accetta che possano arrivare critiche. Fanno parte del mestiere e soprattutto fanno parte della vita quotidiana di una grande squadra. Ma non vuole che diventino il metro con cui lo spogliatoio misura se stesso.

Da ciò che i giocatori fanno durante la settimana, dalla capacità di reagire nei momenti complicati e dalla disponibilità a seguire nuovi principi senza perdere le proprie certezze.

In questo senso Madrid può perfino diventare utile. Non come consolazione, ma come passaggio di crescita.

Adesso però c'è l'Udinese.

Ed è forse proprio contro avversari di questo tipo che si misura la maturità di una squadra con grandi ambizioni. Le notti del Bernabeu accendono inevitabilmente i riflettori, ma un campionato si costruisce soprattutto nella capacità di tornare alla normalità tre giorni dopo, recuperare energie e ricominciare a correre.

Chivu chiede questo alla sua Inter.

Prendere quello che ha funzionato, correggere quello che ancora manca e ripartire.

Perché la crescita di una squadra passa anche dalla capacità di voltare pagina senza strappare quelle precedenti. E contro l'Udinese l'Inter dovrà dimostrare di averlo già imparato.

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