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  • Roma - Domenica 13 Settembre 2026

Torino-Roma, Gasperini non vuole una Roma con il freno a mano: «Per vincere dovremo essere al massimo»

Il tecnico giallorosso alla vigilia della trasferta contro i granata: niente gerarchie, fiducia nel gruppo e nessuna voglia di amministrare. Malen incassa gli elogi, Mora continua a sorprendere e Pellegrini torna tra i convocati. Il messaggio è chiaro: chi sta bene gioca, perché per questa Roma fermarsi adesso sarebbe l'errore più grande.

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di Maurizio Pizzuto

Non gli piace parlare di gerarchie. E forse è proprio questa una delle chiavi per capire la Roma che Gian Piero Gasperini sta cercando di costruire.

Una squadra nella quale il posto non appartiene a nessuno per diritto acquisito, ma nella quale, allo stesso tempo, nessuno deve sentirsi una semplice riserva. Alla vigilia della trasferta contro il Torino, il tecnico giallorosso mette da parte calcoli, etichette e rotazioni programmate con il righello. La sua filosofia resta molto più semplice: gioca chi sta bene, gioca chi può dare di più in quel momento.

E soprattutto gioca una Roma che non vuole scegliere le partite.

Lunedì alle 18.30, allo stadio Olimpico Grande Torino, i giallorossi troveranno una squadra che Gasperini considera tutt'altro che un passaggio interlocutorio. Dopo un avvio di campionato perfetto, con tre vittorie nelle prime tre giornate, e dopo le fatiche europee, la tentazione potrebbe essere quella di dosare energie e uomini.

Gasperini, però, non sembra pensarla così.

«Le partite sono dure tutte», è in sostanza il messaggio che consegna alla vigilia. Il Torino avrà motivazioni, aggressività e voglia di fermare una Roma che ha cominciato a prendere coscienza della propria forza. Per vincere servirà quindi una prestazione vera, senza pensare troppo a ciò che è stato fatto pochi giorni prima e neppure agli appuntamenti che arriveranno dopo.

È probabilmente questo il passaggio più interessante della conferenza: la Roma deve imparare a vivere una partita alla volta.

Non è soltanto una questione tattica. È una questione mentale.

Il calendario comincia a comprimersi, le energie vanno gestite e inevitabilmente arriverà il momento in cui qualcuno dovrà tirare il fiato. Ma Gasperini rifiuta l'idea della rotazione come principio astratto. Se un calciatore è in condizione, per lui deve giocare. Se mostra stanchezza, allora si cambia.

Il discorso vale anche per Paulo Dybala.

Alla domanda sulla possibilità di concedergli riposo, Gasperini risponde con la semplicità di chi non ama complicare il calcio: se sta bene, gioca. Il riposo serve quando un giocatore è stanco, non perché lo impone un calendario scritto settimane prima.

Dentro questa filosofia c'è anche la difesa pubblica dell'intero gruppo.

Quando gli viene chiesto se l'arrivo e la crescita di giocatori come Balerdi possano modificare le gerarchie, Gasperini quasi si ribella al termine. In una squadra che gioca la Champions, spiega, non possono esistere undici titolari e tutti gli altri dietro ad aspettare. Servono più giocatori pronti, affidabili e capaci di entrare senza abbassare il livello.

Balerdi viene indicato come un elemento di spessore, mentre Ghilardi è cresciuto e Koulierakis rappresenta un'altra soluzione importante. Nessuna promozione e nessuna bocciatura: il concetto che il tecnico vuole far passare è quello della concorrenza interna come ricchezza, non come problema.

Poi ci sono i talenti che stanno accendendo questa Roma.

Il primo nome è quello di Donyell Malen.

Gasperini ammette che persino lui difficilmente avrebbe potuto immaginare un impatto di queste dimensioni. I numeri dell'olandese vengono definiti straordinari, qualcosa che è andato persino oltre le aspettative. Non soltanto per la quantità dei gol, ma per il modo in cui sono arrivati e per la continuità mostrata.

Malen non è più soltanto un nuovo acquisto che deve inserirsi. Sta diventando uno degli uomini intorno ai quali questa Roma può costruire qualcosa di importante.

E poi c'è Mora, uno dei volti più intriganti di questo inizio di stagione.

Gasperini invita a ricordarne soprattutto l'età. Il talento è evidente, mentre il lavoro da fare riguarda ancora la crescita fisica e tattica. Ma l'investitura dell'allenatore pesa: trovare nel calcio mondiale un ragazzo così giovane e già così protagonista, secondo il tecnico, non è affatto semplice.

Sono parole che raccontano anche il progetto.

Gasperini vuole vincere oggi, ma contemporaneamente sta provando a costruire la Roma di domani.

Lo stesso ragionamento accompagna l'inserimento di Marten de Roon. Il tecnico difende il suo passato all'Atalanta e guarda esclusivamente al presente: quando avrà raggiunto la condizione migliore, potrà diventare un elemento di grande personalità e spessore anche nella Roma. A centrocampo le alternative aumentano e, nella visione dell'allenatore, saranno tutte necessarie.

Sul fondo resta la questione della gestione delle energie. Manu Koné è stato alle prese con il fastidio al ginocchio accusato in Europa e Pisilli scalpita per trovare spazio. Ma anche qui il principio non cambia: niente rivoluzioni costruite a tavolino, piuttosto valutazioni quotidiane sulle condizioni dei singoli.

E tra le notizie della vigilia c'è anche il ritorno di Lorenzo Pellegrini tra i convocati, un'altra soluzione che può progressivamente restituire profondità e qualità alla rosa.

La sensazione, ascoltando Gasperini, è che il tecnico voglia proteggere soprattutto una cosa: la fame della sua Roma.

Nove punti nelle prime tre giornate sono un ottimo inizio, ma non rappresentano ancora nulla da amministrare. Torino diventa così un esame forse più insidioso di quanto dica la classifica, perché arriva nel momento in cui è facile sentirsi forti e cominciare inconsciamente a fare calcoli.

Gasperini quei calcoli non li vuole.

Vuole una Roma capace di entrare in campo pensando che la partita più importante sia sempre quella che sta per cominciare.

È una filosofia semplice, quasi antica, dentro un calcio sempre più dominato da numeri, algoritmi e gestione scientifica delle energie: se stai bene giochi, se giochi devi andare forte, se vuoi vincere non puoi permetterti di sentirti già arrivato.

A Torino, più ancora della quarta vittoria consecutiva, Gasperini cercherà proprio questa conferma.

Capire se la sua Roma ha già imparato a pensare da grande.

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