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Durissimo affondo del presidente Cartabellotta in Senato: il provvedimento viene definito privo di credibilità finanziaria e sbilanciato a favore degli ospedali e dei privati. Manca ogni riferimento alla prevenzione.
Durissimo affondo del presidente Cartabellotta in Senato: il provvedimento viene definito privo di credibilità finanziaria e sbilanciato a favore degli ospedali e dei privati. Manca ogni riferimento alla prevenzione.
La Fondazione Gimbe boccia senza appello il disegno di legge delega per la riforma del Servizio Sanitario Nazionale.
Durante l'audizione al Senato, il presidente Nino Cartabellotta ha smontato l'impianto del provvedimento, evidenziando come l'ambizione di modernizzare il sistema si scontri con una cronica assenza di fondi.
“Prevede una delega troppo ampia e, senza mettere sul piatto risorse aggiuntive, ambisce a potenziare sia l’ospedale che il territorio, senza alcun cenno alla prevenzione. Non rafforza l’esigibilità dei diritti e apre spazi alla sanità privata”, ha dichiarato Cartabellotta, mettendo in guardia dai rischi di iniquità nell'accesso alle cure.
Secondo l'analisi della Fondazione, il testo presenta criticità strutturali insormontabili, a partire dalla clausola di invarianza finanziaria che ne mina la fattibilità. Ad eccezione dei 30 milioni stanziati per gli ospedali di terzo livello, non sono previsti investimenti reali, rendendo impossibile la transizione verso una medicina di prossimità.
La riforma viene inoltre accusata di consolidare un modello “ospedalocentrico già fallimentare”, dimenticando completamente la prevenzione, termine che non compare mai nel testo.
Di fronte a quello che viene descritto come uno sbilanciamento pericoloso tra pubblico e privato, la posizione di Gimbe è netta: “Se l’obiettivo è davvero quello di garantire effettività nella tutela della salute – conclude – la Fondazione Gimbe chiede di ritirare il ddl e aprire un confronto ampio, partecipato e trasparente su come riformare il Ssn, rimanendo nel perimetro dell’articolo 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti della L. 833/78: universalità, uguaglianza ed equità”.
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