Rinnovabili: Dalla provincia di Viterbo un coro di "NO"

Nel corso di un convegno, rappresentanti di enti locali, dell'imprenditoria agricola e turistica e delle associazioni ambientaliste, hanno duramente criticato lo scempio paesaggistico della Tuscia e auspicato che la prossima Legge sulle aree idonee al vaglio della Regione Lazio sia più  rispettosa dell'ambiente

(Prima Notizia 24)
Domenica 29 Marzo 2026
Montefiascone (VT) - 29 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Nel corso di un convegno, rappresentanti di enti locali, dell'imprenditoria agricola e turistica e delle associazioni ambientaliste, hanno duramente criticato lo scempio paesaggistico della Tuscia e auspicato che la prossima Legge sulle aree idonee al vaglio della Regione Lazio sia più  rispettosa dell'ambiente

Una mobilitazione ampia, trasversale e senza precedenti quella che si è tenuta, ieri 28 marzo 2026,  nella Tuscia, promossa dal Comitato Rinnovabili Tuscia, per denunciare l’assalto in corso da parte di grandi impianti eolici e fotovoltaici e chiedere una svolta nella pianificazione regionale.

Al centro del dibattito, la prossima legge regionale sulle aree idonee, attesa entro maggio.

L’assemblea, riunitasi nella storica e suggestiva cornice della Rocca dei Papi, ha chiesto con forza che la Regione Lazio eviti ulteriori concentrazioni nella provincia di Viterbo, introduca criteri stringenti di tutela per paesaggio, agricoltura e turismo, privilegi superfici già compromesse come tetti, aree industriali, parcheggi etc, impedisca che il suolo agricolo venga utilizzato da impianti industriali e garantisca una reale equità territoriale (burden sharing) tra le province.

La Tuscia – è stato ribadito – non può essere ridotta a diventare una “servitù energetica nazionale”.

 Dopo anni di installazioni e autorizzazioni, il territorio ha già sopportato un impatto enorme senza benefici proporzionati per le comunità locali.

Un’assemblea partecipatissima che ha visto la presenza di istituzioni, politici, associazioni ambientaliste e di categoria e mondo produttivo, a dimostrazione di una preoccupazione ormai diffusa e condivisa, ovvero che la provincia di Viterbo ha già dato.

Secondo i dati emersi nel corso dell’incontro, infatti, la Tuscia contribuisce già per circa l’80% alla produzione da fonti rinnovabili del Lazio, un carico sproporzionato che rischia di trasformare definitivamente il territorio in una piattaforma industriale energetica.

L’assemblea è stata moderata da Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana, che ha guidato il confronto tra i diversi interventi, sottolineando il carattere sempre più esteso e interregionale dell’emergenza.

Francesco Pratesi, figlio del più noto Fulco – tra i pionieri della difesa dell’ambiente in Italia –, ha richiamato con forza la necessità di una transizione energetica che non tradisca i principi fondamentali della tutela del paesaggio e del territorio.

Non si può infatti pretendere di salvaguardare il clima distruggendo i luoghi che caratterizzano e rendono unico il nostro Paese. 

All’assemblea hanno partecipato i sindaci di Bolsena, Bagnoregio, Montalto di Castro, Ischia di Castro e Farnese, insieme ai consiglieri regionali Enrico Panunzi e Daniele Sabatini, e Giulio Menegalli Zelli, presidente della VIII Commissione Agricoltura e Ambiente.

Presente anche il presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Romoli.

Hanno portato il loro contributo le principali organizzazioni agricole – Confagricoltura, Coldiretti e CIA – insieme a rappresentanti del mondo turistico e culturale, tra cui Stefano Agugliaro (Agriturist Lazio) e Stefano Aluffi Pentini (Associazione Dimore Storiche).

Per le associazioni ambientaliste sono intervenuti Oreste Rutigliano, Italia Nostra Roma, Maurizio Conticelli, Amici della Terra e Renato Narciso, presidente nazionale de L'Altritalia Ambiente.

Particolarmente rilevante il contributo della Coalizione TESS – Transizione Energetica Senza Speculazioni, che ha portato all’attenzione dell’assemblea un elemento spesso assente dal dibattito pubblico, le alternative che esistono già.

Lucia Minunno, a nome della coalizione di TESS, ha evidenziato come sia possibile raggiungere gli obiettivi europei di produzione da fonti rinnovabili senza occupare nuovo suolo agricolo o naturale, mediante l’utilizzo delle superfici già disponibili su tetti di edifici non  vincolati, capannoni industriali e aree produttive, la copertura di parcheggi e infrastrutture esistenti e il recupero di aree degradate o compromesse.

Secondo le stime richiamate nel corso dell’incontro, le sole superfici già artificializzate sarebbero sufficienti a coprire una quota significativa degli obiettivi al 2030, evitando la trasformazione irreversibile dei paesaggi rurali.

Un messaggio chiaro, che smonta alla radice la narrazione secondo cui la devastazione del territorio sarebbe un passaggio obbligato della transizione energetica.

Gli intervenuti, sindaci, agricoltori, imprenditori e rappresentanti di associazioni, sono stati concordi nel denunciare il rischio concreto di industrializzazione dei paesaggi rurali, compromissione irreversibile dell’economia agricola, crollo del valore turistico e immobiliare del territorio e ulteriore spopolamento delle aree interne.

Particolarmente forte la voce del mondo agricolo, che ha evidenziato come la pressione degli impianti stia spingendo fuori mercato le loro aziende, alterando il valore dei terreni e rendendo sempre più difficile l’accesso alla terra per i giovani.

Non possiamo sacrificare agricoltura, turismo ericchezza sul territorio” - hanno tuonato i rappresentanti del settore rurale.

L’incontro si è concluso con un impegno comune, ovvero rafforzare la collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini per costruire una risposta unitaria.

La partecipazione straordinaria e la convergenza di posizioni tra soggetti diversi indicano chiaramente che la difesa della Tuscia è ormai una priorità collettiva, al di là di ogni appartenenza politica o ideologica.


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