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  • Ravenna - Mercoledì 20 Maggio 2026

Ravenna: ReCommon e Greenpeace presentano ricorso contro il progetto Ccs di Snam

Le associazioni ambientaliste impugnano l'iter autorizzativo del piano di stoccaggio della Co2. Sotto accusa la frammentazione della Valutazione di Impatto Ambientale, limitata ai soli impianti terrestri, mentre si pianifica l'importazione di emissioni industriali dalla Francia via nave o camion.

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Il mega-progetto di cattura e stoccaggio della Co2 (Ccs) programmato a Ravenna finisce davanti ai giudici amministrativi, trasformandosi nel nuovo terreno di scontro tra i colossi dell'energia e i movimenti ambientalisti.

Le organizzazioni ReCommon e Greenpeace hanno infatti depositato un formale ricorso contro l'infrastruttura promossa da Snam, contestando radicalmente i criteri con cui sono state rilasciate le autorizzazioni ministeriali.

Il fulcro della battaglia legale risiede nella decisione di parcellizzare l'analisi degli impatti sul territorio, una scelta definita dalle associazioni del tutto impropria: per i ricorrenti è infatti "illegittimo chiedere la Via solo per la parte a terra". Secondo la ricostruzione presentata dai team legali delle due Ong, l'attuale Valutazione di Impatto Ambientale (Via) soffrirebbe di una grave omissione sistemica, avendo escluso dall'esame tecnico le complesse e pesanti dinamiche logistiche internazionali che caratterizzeranno lo sviluppo a lungo termine dell'hub romagnolo.

Il piano di confinamento geologico del carbonio nei giacimenti esauriti del Mar Adriatico, infatti, è destinato ad allargare i propri confini ben oltre il distretto industriale ravennate. Nel testo del ricorso viene specificato che "nella fase industriale 2, che verrà presumibilmente avviata nel 2027, il progetto prevede di trasportare e stoccare nei giacimenti a largo di Ravenna anche una parte della Co2 emessa dagli impianti industriali francesi di Fos, Etang de Berre e della valle del Rodano, che verrebbe trasportata su nave e/o camion".

La tesi di ReCommon e Greenpeace si concentra sul paradosso di un'opera presentata come una soluzione di decarbonizzazione, ma che rischia di generare un massiccio dispendio di risorse fossili per la sola movimentazione transfrontaliera delle emissioni. Gli attivisti denunciano una totale mancanza di trasparenza sia a livello nazionale che comunitario sulle reali ricadute economiche e ambientali dell'operazione.

Si tratta, a tutti gli effetti, di "un progetto avveniristico con un computo energetico importante, che non viene per niente considerato nella valutazione di impatto ambientale ministeriale, e la cui analisi costi e benefici richiesta da ReCommon alla Commissione europea non è stata tuttora divulgata pubblicamente".

Il ricorso punta ora a congelare l'avanzamento dei cantieri, imponendo una revisione totale che tenga conto dell'intera filiera del trasporto del carbonio.

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