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Il leader della Lega scuote il governo e l'Europa da Verona: focus su approvvigionamenti russi, aiuti a famiglie e imprese contro il caro bollette e difesa del Pontefice dagli attacchi Usa.
Il leader della Lega scuote il governo e l'Europa da Verona: focus su approvvigionamenti russi, aiuti a famiglie e imprese contro il caro bollette e difesa del Pontefice dagli attacchi Usa.
Dal Vinitaly di Verona, Matteo Salvini traccia una linea netta sulle priorità dell'esecutivo, a partire dalla crisi energetica e dai rapporti con Mosca.
Citando le recenti analisi dell'AD di Eni, il vicepremier ha definito “impensabile per l’Italia non commerciare gas con Russia”, aggiungendo che “negarsi dall’anno prossimo anche il Gnl dalla Russia sarebbe impensabile per l’economia italiana. O andiamo in giro tutti a piedi a lavorare”. Una posizione che ha incassato la frenata di Giorgia Meloni, la quale ha ricordato che la pressione economica è l'arma principale per la pace, pur comprendendo il punto di vista tecnico di Descalzi.
Sul fronte europeo, Salvini non usa mezzi termini riguardo ai vincoli di bilancio: “Non chiediamo a Bruxelles favori o regali. Chiediamo di derogare dai vincoli europei che in questo momento non ci permettono di aiutare gli italiani che hanno bisogno”. Il Ministro ha auspicato che i “marziani di Bruxelles si sveglino”, paventando un'azione unilaterale se l'UE dovesse restare ferma: “Se così non fosse... prenderemo anche in considerazione l’ipotesi di intervenire da soli”.
L'obiettivo della Lega è un blocco del costo dell'energia ai livelli pre-conflitto in Iran, anche a costo di superare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil: “Va bene essere i bravi studenti, però se c’è un problema in corso il problema va risolto e affrontato”.
Il vicepremier è intervenuto anche sulle polemiche internazionali, stigmatizzando gli attacchi di Donald Trump a Papa Leone XIV: “Attaccare il Papa è veramente fuori luogo da tutti i punti di vista, quindi lo scontro in questo momento è l’ultima cosa che serve. Occorre la diplomazia”.
Spazio anche alla politica estera con la difesa dell'alleato ungherese Viktor Orban dopo la sconfitta elettorale: “Un dittatore non organizza elezioni per perderle”, ha chiosato Salvini, ribadendo la sua stima per il leader di Fidesz.
Infine, un affondo sul futuro della FIGC: commentando il possibile duello Malagò-Abete, ha ammesso da "telespettatore frustrato" che “i nomi che leggo sui giornali, non penso rappresentino né il nuovo né il cambiamento”.
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