"Fellini è un santo protettore, come Bunuel, Roy Anderson, Jodorowsky. Non c'è un cineasta che non sia stato infettato da Fellini così come nessun musicista può prescindere da Mozart o da Bach. Il suo cinema è il mezzo più simile ai sogni. E spero che santo Fellini mi abbia protetto anche questa volta".
Così il regista messicano Alejandro Gonzalez Inarritu, presentando a Venezia il suo nuovo film, intitolato "Bardo - La cronaca falsa di alcune verità", omaggio personale al regista riminese.
Il film è un percorso fra le memorie e il passato del giornalista messicano Saverio Gama, primo latinoamericano a ottenere un premio di prestigio negli Stati Uniti, motivo per cui viene celebrato anche in patria, dove torna dopo essere stato fuori per tanti anni. La cronaca del viaggio da Los Angeles fino in Messico e la storia del giornalista e della sua famiglia emigrata in America è il fulcro del film, nonchè un pezzo di storia messicana, dei migranti che tentano di attraversare i confini, anche morendo, e della vita degli emigrati messicani in California.
Tutto viene raccontato come fosse un sogno, in cui il confine con la vita reale è difficile da distinguere, "perché la realtà non esiste, piuttosto è il senso che dai ad eventi che vivi, è tutto finzione, anzi auto-finzione".
Il film, che uscirà al cinema e su Netflix - che ha prodotto la pellicola - a partire dal 16 dicembre, è "un viaggio emozionale più che un racconto biografico".
Il film, racconta il regista, non è nato casualmente: "Sono alla vigilia di 60 anni, sono portato a riflettere, sono pronto ad accettare, dal 2012 sono aiutato da un monaco vietnamita nella meditazione e questo ha dato origine a qualcosa di liberatorio per me. Inoltre, proprio oggi 1 settembre è un anniversario importante: il 1 settembre 2001 con la mia famiglia abbiamo lasciato il Messico e siamo andati a vivere a Los Angeles, per un anno, invece non siamo più andati via ma questa assenza mi rincorre ogni giorno, il Messico diventa uno stato mentale e le storie che racconto in Bardo interpretano questa assenza".
E come il protagonista, anche Inarritu vive in una specie di limbo: "Sono in un territorio di mezzo, in America sono messicano, in Messico sono americano".
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