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  • Roma - Giovedì 4 Giugno 2026

Vitivinicoltura, l'Uiv approva il piano sul contenimento produttivo: no all'estirpo dei vigneti, spunta lo stop ai nuovi impianti

Il documento prevede misure immediate e riforme strutturali, escludendo drastiche rimozioni di piante. Si propone una pianificazione pluriennale per allineare offerta e consumo, con interventi come il blocco di nuove concessioni e la revisione dei disciplinari. 

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Il comparto vitivinicolo nazionale si muove per ridefinire i propri equilibri interni e contrastare i segnali di rallentamento economico emersi negli ultimi mesi. Il Consiglio nazionale di Unione italiana vini (Uiv) ha siglato il via libera definitivo a un articolato piano di proposte finalizzato al contenimento della produzione, in vista dell'apertura della prossima stagione vendemmiale.

Il documento programmatico verrà trasferito a stretto giro al Tavolo vino istituito presso il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf). Nelle intenzioni del vertice dell'associazione, la piattaforma presenta le caratteristiche necessarie per raccogliere il consenso unanime di tutti gli attori del settore.

L'impianto riformatore strutturato da Uiv si divide tra risposte congiunturali immediate e riforme strutturali proiettate nel futuro. I tecnici dell'organizzazione hanno voluto porre un fermo veto all'adozione di misure drastiche e indiscriminate di sradicamento delle piante, giudicate deleterie per la tenuta idrogeologica e paesaggistica di molti territori vulnerabili della penisola. Nel testo, infatti, la leadership esclude fermamente il ricorso a piani di rimozione dei filari su vasta scala, bollandoli come “inefficaci e penalizzanti soprattutto per le aree collinari e montane”.

Sul versante della programmazione strategica, i delegati sollecitano invece le istituzioni a delineare una pianificazione pluriennale su un orizzonte di 5-10 anni, finalizzata ad allineare i volumi immessi sul mercato con i reali trend di consumo e a consolidare il posizionamento commerciale del brand Italia sia nei confini nazionali sia oltreoceano.

Per porre un freno immediato alla forbice tra l'offerta di prodotto e la reale capacità di assorbimento dei canali distributivi, il pacchetto targato Uiv individua alcune leve d'azione prioritarie. Tra i passaggi più significativi figurano il blocco temporaneo nel rilascio di nuove concessioni d'impianto, una contrazione generalizzata delle rese massime di uva per ettaro – applicabile anche alle prestigiose etichette a denominazione Dop e Igp –, la revisione e il progressivo aggiornamento dei relativi disciplinari di produzione e una stretta sui parametri dei vini generici. Quest'ultimo punto sarà supportato dall'introduzione di un apparato punitivo e sanzionatorio decisamente più incisivo e da norme stringenti per regolare i passaggi e le riclassificazioni tra le diverse denominazioni d'origine.

La necessità di un intervento correttivo è certificata dai monitoraggi economici curati dall'Osservatorio interno di Uiv. I dati aggiornati al mese di aprile evidenziano una situazione di forte appesantimento logistico e commerciale, con le cantine italiane che hanno dovuto registrare un incremento delle scorte invendute pari al +7,6% rispetto allo stesso mese del 2025. Tale accumulo ha innescato una pressione al ribasso sui listini, determinando una flessione media del 7% nei prezzi all'ingrosso dello sfuso per le principali produzioni Dop e Igp.

La congiuntura interna risulta inoltre aggravata dalle performance opache registrate sui mercati internazionali: dopo un 2025 archiviato con una contrazione del -3,7% in termini di valore complessivo rispetto all'anno precedente, il primo trimestre del 2026 ha fatto segnare una netta frenata delle esportazioni verso i mercati extra-Unione Europea, rimaste ferme a un preoccupante -11%.

A margine dell'approvazione del documento, il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi, ha espresso soddisfazione per il traguardo politico raggiunto, esortando l'intera filiera agroalimentare a fare fronte comune per superare la crisi: “Il programma discusso rappresenta un primo passo importante per una riforma sempre più indifferibile del nostro comparto – un impegno che crediamo si possa allargare all’intero tavolo di filiera, con misure concrete e strategiche che confidiamo le associazioni di categoria possano condividere. In questa direzione, apprezziamo il senso di responsabilità già dimostrato da diversi Consorzi che, in questi giorni, stanno lavorando al contenimento delle rese”.

Frescobaldi, che ha avviato un fitto ciclo di consultazioni istituzionali incontrando anche i vertici di Federdoc per coordinare le prossime mosse, ha voluto citare una specifica esperienza territoriale come punto di riferimento virtuoso per l'intero comparto vinicolo nazionale: “è esemplare il caso del Franciacorta, che ha chiesto e ottenuto da Masaf di limitare le autorizzazioni all’impianto in tutto l’areale”.

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